4 modi (+ 1 bonus) per difendersi dall’accertamento fiscale

Febbraio 20, 2021 | in
come difendersi dall'accertamento fiscale

È la preoccupazione di qualsiasi imprenditore il controllo fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate. Nonostante tu abbia già pagato tutto quello che il tuo Commercialista ti ha detto, non sai mai quello che ti posso aspettare: anche un minimo errore di calcolo ti farà rischiare un accertamento fiscale dopo una verifica. 

 

Quali strumenti hai a disposizione per evitare che l’Amministrazione finanziaria avvii l’azione esecutiva? Oggi scoprirai quale modo devi utilizzare per difendersi da un accertamento fiscale e tutelare il proprio patrimonio.

 

Accertamento fiscale: cos’è?

 

L’accertamento fiscale è un’operazione effettuata dall’Agenzia delle Entrate quando, dopo aver notato delle irregolarità nella posizione contributiva – che sia persona fisica o impresa – invia una notifica.

 

Un atto che includa le contestazioni fatte sulla base della propria posizione fiscale e dell’irregolarità riscontrata. In altre parole, ti viene comunicato dall’Amministrazione finanziaria le norme che si presume tu abbia violato. 

 

L’atto, nel caso di irregolarità, ti potrebbe essere inviato tramite notifica, consegnata direttamente dai messi comunali o mediante comunicazione dell’ufficiale giudiziario. Ricevuto l’atto non devi fare altro che verificare quali contestazioni siano giuste o illegittime e capire come devi difenderti.

 

Primo modo: difesa in autotutela

 

Il modo più economico per difenderti dall’accertamento fiscale è la difesa in autotutela. Con questo mezzo riesci a far valere le tue posizioni senza sperperare denaro e ricorrere ad odiose pratiche legali.

 

In pratica, con l’autotutela chiedi all’Amministrazione finanziaria l’annullamento dell’atto perché illegittimo. Nell’atto devi indicare i motivi che ti inducono a dire che l’atto è illegittimo. Ad esempio: errore di persona, nei calcoli, maturata prescrizione o avvenuti pagamenti.

 

Tutto così semplice? No, perché anche se è una pratica economica, c’è il rovescio della medaglia. L’Amministrazione finanziaria, infatti, ha facoltà di rispondere ma non è obbligata, indipendentemente dal fatto che tu abbia o meno ragione. 

 

Insomma, per stare tranquillo devi sempre pensare ad una soluzione giudiziale per evitare che le tue ragioni rimangano campate in aria. 

 

Secondo modo: accertamento con adesione

 

L’accertamento con adesione è una sorta di patteggiamento con il quale cerchi di raggiungere un compromesso con l’Amministrazione finanziaria. Il vantaggio di questo metodo è che ti permette di ottenere uno sconto per il riconoscimento del debito.

 

Insomma, si tratta di un accordo finalizzato ad ottenere una riduzione delle sanzioni di un terzo del minimo previsto dalla legge. Evitarai, inoltre, anche eventuali sanzioni penali previste qualora il debito supera una certa soglia.

 

Il tutto si conclude con il pagamento della somma concordata entro 20 dall’adesione. Pagando, regolarizzerai la tua posizione con l’ente creditore.

 

Terzo modo: mediazione obbligatoria

 

Visto il grande carico di atti da inviare, per facilitare il compito delle commissioni tributarie, il legislatore ha istituito la mediazione obbligatoria per ridurre il  ridurre il contenzioso tributario.

 

La mediazione obbligatoria la puoi presentare anche assieme al ricorso giudiziale. Questo perché, nel caso in cui non giungi ad una soluzione, potrai procedere il classico procedimento giudiziale.

 

Il vantaggio della mediazione è che puoi beneficiare della riduzione del 35% delle sanzioni previste dalla legge. Lo svantaggio è che puoi far ricorso alla mediazione solo per atti cui importo non supera la cifra di 50.000 euro. Se supera questo importo, anche se presenti l’istanza, non è considerata valida. 

 

Quarto metodo: il ricorso giudiziale

 

Purtroppo, quando queste soluzioni non bastano sei costretto a procedere al ricorso giudiziale impugnando l’accertamento fiscale presso la competente commissione tributaria provinciale.

 

Questa azione devi intraprenderla entro 60 giorni dalla notifica dell’atto e presentare ricorso all’ente accertatore. Successivamente devi depositare l’atto presso presso la cancelleria della commissione provinciale – che oggi si può fare telematicamente. 

 

Depositato il ricorso, devi attendere che venga fissata l’udienza. Quest’ultima può essere fissata subito oppure no. Subito se hai fatto istanza per la sospensione al fine di limitare i danni.

Viene impiegato più tempo, invece, quando il lavoro della commissione è cospicuo. Stabilita la data dell’udienza puoi iniziare a prepare le azioni difensive per replicare a quanto ti viene imputato (sperando che tutto vada bene).

 

(+1) metodo bonus

 

Purtroppo, a volte, viene inviato un accertamento non soltanto per errori di calcolo, ma anche perché non riesci a pagare le tasse perché sei senza liquidità. O magari decidi di non pagarle proprio perché sono tante e tutte ingarbugliate tra loro.

 

Le tasse si, sono alte, ma decidere di non pagarle non è modo efficiente e che devi utilizzare. Bisogna trovare le soluzione – ovviamente fiscalmente inattaccabili – per ridurre l’impatto del Fisco.

 

Ora tu ti chiederai: ma dove sono queste norme?

 

Vedi, il sistema tributario italiano è tra i più complessi al mondo. Ma nella sua complessità sono nascoste delle norme utili ad abbattere il carico fiscale. Non tutti sono a conoscenza: magari perché non conoscono la materia o perché non hanno tempo per andare spulciare tra il labirinto normativo.

 

Eppure, ci sono, e sono alla portata di tutti.

 

Ma non demordere, c’è chi ha studiato già per te ed è pronto a porgerti la mano.

Come Soluzione Tasse possiamo aiutarti a trovare e ad applicare la giusta strategie per: abbattere il peso del Fisco, aumentare la liquidità e proteggere il patrimonio.

 

Agisci oggi per non finire nelle mani del Fisco domani.


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