Blocco licenziamenti 2021: quando scade e come rimediare poi?

Maggio 5, 2021 | in
blocco licenziamenti 2021

Come già avvenuto nel 2020, viene prorogato ancora il blocco dei licenziamenti con due termini di operatività differenti. Tuttavia, non è applicabile tassativamente a tutti lavoratori oltre, ovviamente, i casi di chiusura dell’attività produttiva o chiusura del rapporto per giustificato motivo non economico. 

 

Giugno o ottobre: quando scade il blocco licenziamenti 2021? Ma soprattutto, come sopravvivere all’elevato costo del lavoro dopo questo periodo di mancati ricavi?

 

Blocco dei licenziamenti 2021

 

Tra le varie misure messe a disposizione delle imprese attraverso i vari decreti, non ultimo il Sostegni, di recente pubblicazione, abbiamo anche le misure a favore dei lavoratori, che poi riguardano anche le aziende e soprattutto gli imprenditori.

 

Il decreto Sostegni, infatti, ha previsto il rifinanziamento della Cassa integrazione e la proroga del blocco dei licenziamento 2021.

 

Leggi anche: Decreto Sostegni: le principali novità per imprese e professionisti

 

Secondo il decreto Sostegni fino al 30 giugno 2021 il blocco dei licenziamenti è generalizzato. In altre parole, non puoi effettuare licenziamenti: 

 

– individuali o plurimi per giustificato motivo oggettivo;

 

– collettivo.

 

Questo a meno che non chiudi l’azienda perché non puoi più andare avanti.

 

Dall’1 luglio 2021 al 31 ottobre 2021 la situazione cambia sostanzialmente. In pratica resta il divieto ma solo se la tua azienda ha fatto ricorso a:

 

– Cassa integrazione guadagni in deroga (CIGD);

 

– Assegno ordinario erogato dal FIS;

 

– Cassa integrazione salariale operai agricoli (CISOA).

 

Non tutti beneficiano del blocco dei licenziamenti 2021

 

Ovviamente, non tutte le aziende e non tutti i dipendenti possono beneficiare del blocco licenziamenti 2021. Infatti, come già detto, se cessi l’attività in maniera definitiva, per forza di cose, i tuoi dipendenti non avranno più un datore di lavoro.

 

Oppure, se la tua attività è messa in liquidazione, sia pur parziale. Scongiurati questi due motivi, andiamo a vedere gli altri esclusi, quindi licenziamenti per:

 

– giusta causa;

 

– giustificato motivo soggettivo (compreso anche quello disciplinare);

 

– raggiungimento del limite massimo di età per la pensione di vecchiaia (fino ai 70 anni occorre un accordo tra le parti).

 

– risoluzione del contratto dopo il periodo di apprendistato.

 

Sono esclusi anche i licenziamenti scaturiti dal superamento del periodo di comporto, ovvero periodo di malattia in cui il lavoratore è tenuto alla conservazione del posto di lavoro.

 

Oppure per accordo aziendale di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro sottoscritto con le organizzazioni sindacali.

 

Giugno o ottobre: come sopravvivere dopo la scadenza?

 

Tuttavia, dopo un anno di pandemia, si continua a vedere nel divieto di licenziamento, individuale e collettivo. Vedendo in questo, lo strumento ideale per scongiurare la deriva sociale e lavorativa – e che potrebbe essere ancora prorogato alla luce della richiesta insistente delle maggiori sigle sindacali.

 

In realtà no, perché non si risolve nulla. Da giugno o ottobre (salvo proroghe) tutto tornerà come prima. In più, la scelta di tenero o meno i lavoratori spetterebbe più a te, che al legislatore – anche se, ovviamente, salvare i posti di lavoro in questo periodo è fondamentale.

 

Non tutti, però, possono sostenere queste spese, anche perché non tutti i lavoratori hanno beneficiato della Cassa.

 

Il problema, ad oggi, riguarda il dopo. Senza la ripresa sperata nei mesi estivi, è difficile mantenere il dipendente. Il costo del lavoro, è tra i più alti in Europa: secondo Unimpresa il cuneo fiscale oltre il 15% rispetto alla media UE.

 

Leggi anche: Cuneo fiscale +15% rispetto UE: come tagliare il costo del lavoro?

 

Nell’anno della pandemia, secondo la CGIA di Mestre, il lavoro in nero ha continuato la sua forte espansione. Un numero difficilmente quantificabile. 

Stando agli ultimi dati i lavoratori in nero presenti in Italia sono circa 3,2 milioni (e ben prima del Covid, quindi l’esercito di finti lavoratori sarà aumentato).  Nel mentre si è registrata una perdita di 450.000 posti di lavoro.

 

Proprio per evitare di utilizzare questi escamotage ed avere lavoratori in nero, devi applicare alla tua azienda quella strategia che ti permette di ridurre il costo del lavoro senza avere problemi né con il Fisco, né con l’Inps.

 

Pochi sono gli imprenditori, purtroppo, che sono a conoscenza della presenza di strumenti validi e legali per abbattere il costo del lavoro e le tasse in generale. Tutti gli altri o non assumono oppure usano escamotage.

 

Tu da che parte vuoi stare?

 

Riduci il costo del lavoro ed evita di licenziare i tuoi dipendenti dopo il termine del divieto.


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