Chi è l’esportatore abituale e cosa sono i plafond

di francesco Di Maso
28 Mag, 2024
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    L’esportatore abituale è il soggetto passivo Iva che ha effettuato operazioni con l’estero per un ammontare superiore al 10% del volume d’affari dell’impresa nell’anno precedente. Ha la possibilità di acquistare beni o effettuare importazioni in regime di esenzione Iva. Tuttavia, l’esenzione non è illimitata ma deve rispettare i vincoli stabiliti dal plafond Iva. Vediamo che cos’è, come funziona e quale dichiarazione inviare all’Agenzia delle Entrate. 

    Chi è l’esportatore abituale e requisiti

    L’esportatore abituale è l’impresa che nell’anno precedente ha effettuato esportazioni o cessioni di beni all’estero per una somma superiore al 10% del volume d’affari. 

    Il raggiungimento di questo risultato permette all’impresa di poter acquistare beni e servizi ed effettuare importazioni in regime di esenzione Iva, ovvero senza dover versare l’imposta.

    L’esenzione di Iva non è illimitata: vi è un limite che viene definito plafond Iva.

    In base al periodo di riferimento delle operazioni, il plafond si divide in due tipologie:

    • plafond fisso: prende in considerazione le operazioni effettuate nell’anno solare precedente;
    • plafond mobile: prende in considerazione le operazioni effettuate negli ultimi 12 mesi.

    Sostanzialmente si tratta di un vero e proprio regime Iva che nasce dall’idea: “se vendo senza Iva, perché dovrei acquistare con Iva?”.  Tuttavia, non tutti gli esportatori possono beneficiare di questo regime, ma solo quelli che effettuano le operazioni in maniera continua e non sporadicamente.

    Come funziona il regime IVA per l’esportatore abituale

    L’esportatore abituale di beni all’estero (in Paesi UE o Extra UE) per beneficiare dell’esenzione dell’Iva deve rilasciare ai propri fornitori una comunicazione: la dichiarazione d’intento.

    La dichiarazione d’intento è una comunicazione formale con cui l’esportatore abituale dichiara all’Agenzia delle Entrate l’intenzione di esportare i beni e servizi

    L’impresa predispone questa dichiarazione e la invia telematicamente all’Agenzia delle Entrate, utilizzando un apposito modello avallato dallo stesso ente.

    Lo scopo della dichiarazione è informare il fornitore della posizione di beneficiare del regime di esenzione dell’Iva. Per essere valida deve essere rilasciata prima che venga effettuata ogni operazione e, da quel momento in poi, il fornitore non deve applicare più l’imposta.

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    Cos’è il plafond e come funziona

    L’esportatore abituale, come detto, beneficia del regime di esenzione in maniera limitata. Questo limite prende il nome di plafond Iva il quale indica le somme delle operazioni effettuate con l’estero negli ultimi 12 mesi (ed è valido solo se le superano il 10% del volume dei ricavi).

    Abbiamo due tipologie di plafond:

    • fisso: si calcola sommando l’importo Iva accumulato durante l’anno precedente. Se l’esportatore ha accumulato 50.000 euro, può effettuare esportazioni in esenzione finché non raggiunge questa soglia.
    • mobile: si calcola considerando le operazioni effettuate nei dodici mesi precedenti.

    Per utilizzare il plafond mobile lo status di esportatore abituale deve essere verificato ogni mese e aver iniziato l’attività almeno da dodici mesi.

    Operazioni che formano il plafond Iva

    Le operazioni che concorrono alla formazione del plafond Iva sono solo quelle:

    • registrate nell’anno solare o nei 12 mesi precedente;
    • le fatture degli acconti per operazioni ancora non effettuate.

    Andando più nei dettagli, le operazioni da considerare sono:

    • esportazioni dirette: vendita all’estero utilizzando esclusivamente la propria rete di vendita senza l’ausilio di intermediari né strutture fisiche;
    • operazioni assimilate alle esportazioni effettuate nell’esercizio dell’attività d’impresa: operazioni collegate all’esportazione di beni, non imponibili ad Iva;
    • servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali effettuati nell’esercizio dell’attività propria d’impresa: prestazioni di trasporto di persone o cose che vengono svolte solo in parte in Italia poiché collegate a scambi internazionali;
    • cessioni triangolari intracomunitarie: operazioni dove partecipano 3 soggetti, cedente, promotore e destinatario finale, ma la cessione avviene come unico trasferimento (dal primo fornitore al destinatario finale);
    • cessioni triangolari all’esportazione: operazioni in cui si verifica una doppia cessione di beni per raggiungere un’unica consegna del bene;
    • cessioni intracomunitarie: cessioni di beni trasportati o spediti dall’Italia a un altro Stato membro;
    • cessioni di beni prelevati da un deposito IVA: operazioni effettuate con trasporto o spedizione in altro Stato UE o fuori del territorio della UE,

    Infine, rientrano nel conteggio anche le operazioni connesse a trattati e accordi internazionali, quelle effettuate a residenti nella Città Del Vaticano e Repubblica San Marino e il margine delle operazioni non imponibili relative ai beni usati.

    Sanzioni in assenza di dichiarazione d’intento

    Senza dichiarazione d’intento, però, non è possibile acquistare beni in regime di esenzione d’imposta. L’azienda che le effettua ugualmente è soggetta a sanzione amministrativa dal 100 al 200% dell’imposta, oltre al pagamento del tributo. 

    Dunque, parliamo di un’opportunità per chi esporta abitualmente, ma senza le dovute precauzioni, le conseguenze possono essere pesanti. Come succede anche per chi effettua operazioni per fatture false solo per pagare meno tasse, ignorando la strategie legale per ridurre il peso del Fisco. 

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