Come rimediare al mancato pagamento di un’imposta col Ravvedimento Operoso

Ottobre 25, 2018 | in

Spesso capita che, alla scadenza del pagamento di un’imposta, non si è provveduti al versamento della stessa. Il mancato pagamento non pregiudica la propria posizione, però assoggetta il contribuente ad un debito che, se non pagato, gli rimarrà a vita sulle spalle.

 

Questo non significa che non c’è più nulla da fare, anzi, è sempre possibile rimediare al mancato pagamento. Infatti mediante il ravvedimento operoso viene consentito, al contribuente che non ha versato alla data di scadenza originaria l’imposta a debito, di regolarizzarsi in un secondo momento.

 

Tale meccanismo, disciplinato articolo 13 del D. lgs n. 472 del 1997, stabilisce che è possibile regolarizzare la propria posizione debitoria per omessi o insufficienti versamenti e altre irregolarità fiscali, usufruendo della riduzione delle sanzioni.

 

Imposta a debito

 

Prima di identificare i soggetti che possono utilizzare il ravvedimento e come effettuare i versamenti, è bene dire cosa sia l’imposta a debito.

 

Viene definita come tale quell’imposta da versare a titolo di saldo, che emerge quando l’imposta netta calcolata eccede l’importo dei crediti d’imposta, delle ritenute, degli acconti e delle eccedenze degli anni precedenti.

 

Quali soggetti quando possono utilizzare il ravvedimento

 

A poter beneficiare dell’istituto del ravvedimento operoso sono tutti i contribuenti.

 

Per poter usufruire del ravvedimento, occorre:

  • rispettare i limiti di tempo;
  • che la violazione non risulti essere già notificata e contestata;
  • che non siano iniziati le operazioni di verifica e ispezione.

 

Ad ogni modo, però, la regolarizzazione della propria posizione debitoria mediante il pagamento dell’imposta dovuta, non preclude la prosecuzione delle operazioni di verifica ed ispezione o di qualsiasi altra attività amministrativa relativa all’accertamento ed al controllo.

 

Come effettuare i versamenti

 

Quando si verifica un omesso versamento o quello effettuato risulta essere insufficiente, per poter coprire la propria posizione debitoria, è possibile proseguire attraverso una regolarizzazione spontanea.

 

Si provvederà, così, al versamento dell’imposta dovuta nonché degli interessi dovuti calcolati dal giorno in cui dovrebbe essere versata l’imposta, scadenza originaria, fino al giorno in cui si esegue il versamento.

 

Per poter effettuare i versamenti devono essere utilizzati i seguenti modelli:

  • modello F24, per le imposte sui redditi, le relative imposte sostitutive, l’IVA, l’IRAP. Dall’1 gennaio 2017, viene utilizzato anche per le imposte autoliquidate per le successioni;
  • modello F23, per gli altri tributi indiretti e l’imposta di registro;
  • F24 Elide per tributi, sanzioni e interessi, relativi alla registrazione dei contratti di locazione e affitto di beni immobili.

 

Interessi e sanzioni, ridotte se si usufruisce del ravvedimento, devono essere indicati all’interno del modello con appositi tributi.

 

Come regolarizzarsi

 

Riduzione delle sanzioni che varia in base ai giorni di ritardo del versamento. Pertanto, il decreto legislativo n. 158/2015, modificando la normativa relativa alle sanzioni, ha previsto una riduzione della sanzione ordinaria, in caso di pagamento entro 90 giorni: si passa dalla sanzione del 30% al 15%.

 

Se la regolarizzazione avviene entro 15 giorni dalla data di scadenza originaria abbiamo il ravvedimento sprint. In questo caso la sanzione dovuta è pari a 0,1% per ogni giorno di ritardo.

Se, invece, la regolarizzazione avviene entro 30 giorni dalla data di scadenza originaria abbiamo il ravvedimento breve, la sanzioni sarà pari ad 1/10 rispetto a quella ordinaria.


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