Patto di famiglia: cos’è e come risolve le liti tra fratelli?

di Redazione Soluzione Tasse
18 Mar, 2024
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    Il patto di famiglia è quell’istituto giuridico che serve a tutelare il patrimonio familiare e risolvere eventuali liti familiari durante il trasferimento della ricchezza aziendale dal titolare ai discendenti. Un utile strumento di gestione patrimoniale che, se associato ad altri istituti giuridici presenti nel nostro ordinamento, può generare importanti vantaggi fiscali, e non.

    Cosa si intende per patto di famiglia?

    Le famiglie imprenditoriali, per loro caratteristiche, si contraddistinguono per la nascita di conflitti tra i familiari. Le liti possono nascere in due diversi istanti: 

    • durante la successione dell’azienda, c’è chi intende prendere le redini dell’azienda, chi vuole far altro,
    • durante la vita dell’azienda e prettamente gestionale della stessa. 

    Due momenti che possono complicare le relazioni interne, mettere a repentaglio la vita dell’azienda e che si verificano soprattutto nelle aziende familiari. Questo perché, oltre al legame lavorativo, questa tipologia di impresa è caratterizzata dalla presenza di strette relazioni tra i membri della famiglia che influenzano totalmente le sorti dell’azienda. 

    Il problema si ha quando i conflitti sono totalmente negativi e urge l’esigenza di eliminarli. Pertanto, occorre individuare gli strumenti di pianificazione patrimoniale utili per fronteggiare queste problematiche familiari

    Tra tutti, quello che potrebbe essere più utile, è il patto di famiglia.

    Il patto di famiglia ha come obiettivo principale proprio quello di agevolare il passaggio generazionale delle imprese familiari. Per tale motivo viene identificato come un contratto con il quale l’imprenditore trasferisce una parte, alcune quote societarie o addirittura tutta l’azienda ai propri figli, o discendenti in generale. Il tutto, nel rispetto della disciplina dell’impresa 

    È uno di quei strumenti che migliorano quello che è il momento più importante della vita dell’azienda, ovvero il passaggio di testimone a uno o più discendenti della famiglia che siano in grado di dare continuità all’attività intrapresa dal padre, ad esempio.

    Attraverso questo strumento si avvia una sorta di successione anticipata poiché il patto di famiglia è un atto tra vivi con un unico obiettivo: il trasferimento delle partecipazioni societarie o dell’azienda che si realizza quando il padre – titolare dell’azienda – è ancora vivo. Tuttavia, produce i suoi effetti solo alla morte dello stesso.

    I soggetti del patto di famiglia

    I soggetti del patto di famiglia sono:

    • l’imprenditore: titolare dell’azienda o delle partecipazioni societarie che vuole trasferire;
    • gli assegnatari: i discendenti dell’imprenditore (figli, nipoti, pronipoti) che riceveranno l’azienda o le partecipazioni societarie;
    • i partecipanti non assegnatari: coniuge, figli non assegnatari e nipoti in caso di premorienza dei figli, tutti soggetti non ricevono l’azienda o le partecipazioni societarie.

    Caratteristiche e funzionamento del patto di famiglia

    Il patto di famiglia deve essere stipulato per atto pubblico altrimenti perde tutta la sua validità. La legge stabilisce che devono partecipare al patto tutti gli eredi legittimari, ovvero coloro che non possono essere esclusi (coniugi e figli).

    L’istituto prevede che coloro che rientrano nella successione. In casi in cui gli eredi non siano assegnatari del bene oggetto del patto, possono comunque ricevere una liquidazione pari alla quota legittima che spetta loro. 

    Ecco cosa succede ai non assegnatari:

    • riceveranno una somma di denaro pari alla loro quota di legittima;
    • questa liquidazione è anticipata rispetto all’eredità;
    • non è detto che sia vantaggiosa in termini economici;
    • potrebbe essere inferiore alla quota di eredità che spetterebbe loro.

    Tuttavia, è importante valutare attentamente se questa soluzione è conveniente, poiché la quota potrebbe essere inferiore a quella stabilita all’apertura della successione. Inoltre, durante l’apertura della successione, nuovi soggetti potrebbero avere diritto alla quota legittima, potenzialmente richiedendo pagamenti ai beneficiari del patto di famiglia.

    Inoltre, nuove persone possono diventare legittimari dopo il patto di famiglia. Ad esempio, un nuovo coniuge o figli nati dopo la firma del patto. In questo caso, possono richiedere ai beneficiari del patto una somma pari alla loro quota di legittima.

    Il patto di famiglia, come nasce può morire. Infatti può essere sciolto o modificato; e questo può avvenire attraverso la costituzione di nuovo istituto o attraverso il recesso da parte di un partecipante (se l’attuale patto lo prevede) 

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    Patto di famiglia e imposta di successione: chi paga?

    Il patto di famiglia, come tutti gli altri strumenti di protezione patrimoniale, comporta dei costi, sia di gestione che fiscali. Sotto il profilo fiscale, però, è possibile beneficiare di un’agevolazione fondamentale non solo per sperperare denaro, ma anche a livello gestionale.

    È prevista, infatti, l’esenzione dell’imposta di successione e donazione anche attraverso l’utilizzo del patto di famiglia. L’esenzione è applicabile ai trasferimenti di aziende o di rami d’azienda – ma anche di quote sociali o azioni – effettuate a beneficio dei discendenti del proprietario, in molti casi il padre, e del coniuge.

    L’agevolazione è prevista solo quando, grazie al trasferimento, il discendente prende il controllo dell’azienda e lo mantenga per almeno 5 anni a decorrere dal termine in cui l’azienda è stata trasferita da padre in figlio o coniuge. 

    Una condizione utile anche anche a garantire continuità e impegno aziendale. Tuttavia, non sempre viene rispettata, da tutti o da una parte dei discenti. Nel caso in cui la condizione non è rispettata il beneficio fiscale si perde.

    E quindi cosa succede? 

    L’erede è obbligato al pagamento dell’imposta in misura ordinaria, della sanzione amministrativa e degli interessi di mora calcolati a decorrere dalla data in cui è avvenuta la successione e la tassa doveva essere pagata.

    I vantaggi del patto di famiglia

    L’utilizzo del patto di famiglia è molto vantaggioso, se si ha necessità di gestire adeguatamente il patrimonio aziendale e familiare. Tra i vari vantaggi, ecco quelli più importanti: 

    • Passaggio generazionale: trasferisci l’azienda o le partecipazioni societarie agli eredi, evitando la frammentazione del patrimonio in sede di successione, mantenendo il controllo dell’impresa durante la fase di transizione e garantendo continuità al business.
    • Pianificazione fiscale efficace: benefici di agevolazioni fiscali sulle imposte di successione e donazione.
    • Prevenzione di liti ereditarie: garantisci un passaggio generazionale pacifico, prevedendo e attenuando ogni forma di lite familiare.
    • Protezione del patrimonio familiare: tuteli il patrimonio da ogni forma di rischio dovuto alla trasferimento dell’azienda.
    • Trasferimento di beni: opere d’arte e beni immobili

    In più, è uno strumento flessibile: adattabile alle esigenze specifiche di ogni famiglia e intrattabile con altri strumenti di protezione patrimoniale.

    Patto di famiglia, trust e holding: come utilizzarli assieme?

    Questo strumento di gestione della ricchezza assume una rilevanza ed efficacia assoluta se combinato con altri sistemi di protezione patrimoniale. Pensiamo al trust o alla holding di famiglia che possono beneficiare della stessa esenzione prevista per il patto di famiglia. A condizione, ovviamente, che comunque sussistano tutti i requisiti prescritti sopra.

    Per stabilire quale strumento affiancare al patto di famiglia è necessario:

    • fare una valutazione patrimoniale dell’azienda;
    • verificare la compagine sociale e le varie percentuali di detenzione del titolo e degli eredi;
    • analizzare le esigenze dell’imprenditore e degli eredi per stabilire lo strumento da utilizzare insieme al patto.

    L’orientamento a tramandare l’azienda da padre in figlio e così via non sempre va a buon fine. Infatti, soltanto il 30% delle imprese riescono a effettuare il passaggio generazionale e trasferire alla seconda generazione, garantendo la continuità aziendale. Alla terza generazione, purtroppo, non arrivano più del 10% delle aziende che hanno avviato questo processo di successione aziendale.

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