Compensazione IVA: cosa sapere e regole

di francesco Di Maso
8 Mar, 2024
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    La compensazione dell’Iva permette di bilanciare i debiti fiscali con i crediti dell’impresa derivanti dalle sue dichiarazioni periodiche. Secondo lo Statuto del contribuente rappresenta un modo per estinguere l’obbligazione tributaria. Le regole per compensazione sono state modificate dalla Legge di Bilancio 2024. Sono stati tolti alcuni vincoli per utilizzare un credito più liberamente, mentre sono state inserite alcune regole supplementari per evitare indebite compensazioni. Scopri di più qui.

    Compensazione IVA: tipologie

    Quando si parla di compensazione del credito Iva, bisogna considerare due tipologie:

    • Compensazione Verticale: il credito Iva viene utilizzato per saldare un debito dello stesso tipo di imposta. Ad esempio, l’Iva maturata può essere compensata con l’Iva dovuta. Questo tipo di compensazione non ha limitazioni e avviene durante i versamenti periodici o a saldo dell’Iva.
    • Compensazione Orizzontale: il credito Iva viene utilizzato per compensare debiti relativi ad altre imposte, contributi previdenziali, premi o altri versamenti. Ad esempio, l’Iva maturata può essere compensata per il pagamento di imposte o contributi diversi dall’Iva, sia a saldo che in acconto, attraverso l’utilizzo del modello F24.

    La tipologia di compensazione è fondamentale per capire se l’utilizzo del credito Iva è libero, oppure è soggetto a limitazioni. Ad esempio, le compensazioni verticali non sono soggette ad alcun limite. Non è necessario nemmeno utilizzare il modello F24, basta solo registrare il movimento della contabilità e sui registri Iva. 

    Qual è il credito compensabile

    Esistono due tipologie di credito Iva che possono essere utilizzati in compensazione:

    • credito Iva annuale;
    • credito Iva trimestrale.

    Il credito Iva annuale è quello che emerge dalla dichiarazione Iva, appunto, annuale. Può essere compensato con:

    • debiti maturati nei mesi successivi;
    • altre imposte erariali (ad esempio, Irpef o Ires);
    • contributi previdenziali e assistenziali.

    Il credito Iva trimestrale è quello che emerge dalla liquidazione Iva trimestrale.

    Può essere compensato solo con debiti Iva successivi, ovvero maturati nei mesi futuri.

    Dichiarazione annuale e compensazione del credito IVA

    Le regole per la compensazione crediti IVA nel 2024 sono state modificate dalla Legge di Bilancio 2024. Ecco le principali novità:

    • importi fino a 5.000 euro di credito Iva: compensazione libera , senza alcun adempimento. È possibile utilizzare il credito dal 1° giorno dell’anno successivo dalla sua maturazione.
    • importi superiori a 5.000 euro: compensazione non libera. È necessario attendere il 10° giorno successivo alla presentazione della dichiarazione Iva 2024 (che deve essere munita del visto di conformità).

    Facciamo un esempio:

    • l’impresa Alfa ha un credito Iva 2023 pari a 15.000 euro;
    • vuole compensare solo 8.000 euro dall’1 gennaio 2024.

    Come deve comportarsi?

    L’impresa Alfa, nel caso di specie, può utilizzare liberamente a credito 5.000 euro.

    E gli altri 3.000 euro?

    I restanti 3.000 euro li può compensare dal 10° giorno successivo a quello di presentazione del modello Iva 2024.

    Tuttavia, l’impresa può essere esonerata dal visto di conformità per un credito fino a 50.000 euro annui se ha:

    Nel caso in cui la necessità di fare un pagamento è imminente, e il credito Iva esiste, è possibile anticipare la presentazione del modello Iva al primo giorno utile. Di conseguenza, già dall’1 febbraio e sfruttare il credito a partire dal 12 dello stesso mese (considerando che il modello Iva 2024 può essere presentato dall’1 febbraio al 30 aprile).

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    Visto di Conformità in dichiarazione IVA annuale

    Il visto di conformità è un documento che attesta la correttezza della dichiarazione Iva annuale. Deve essere effettuato da un soggetto abilitato, quali:

    • Dottori commercialisti e Esperti Contabili;
    • Consulenti fiscali;
    • Società di revisione legale;
    • Caf (Centri di Assistenza Fiscale) per i contribuenti che presentano la dichiarazione IVA precompilata.

    Il soggetto incaricato deve verificare la veridicità dei dati:

    • correttezza dei dati contabili;
    • regolarità delle fatture e degli altri documenti;
    • corretta applicazione delle imposte.

    La mancanza del visto di conformità comporta:

    • sospensione del rimborso Iva;
    • l’irrogazione di una sanzione dal 30% al 100% delle imposte non versate.

    Rigenerazione del credito IVA residuo

    Può succedere che, per varie ragioni, il credito non viene tutto utilizzato. In questi casi, le somme residue possono essere utilizzate in compensazione fino a quando non viene presentata la nuova dichiarazione annuale.

    E se non viene utilizzato fino a questo termine? Il credito viene perso?

    No, il credito, nel caso di specie, va a cumularsi con la nuova dichiarazione annuale. In pratica, la parte residua deve essere dichiarata nella dichiarazione andando a concorrere alla formazione del credito Iva totale.

    Rimborso del credito IVA

    Il credito Iva può essere utilizzato anche per fini diversi dalla compensazione. Può succedere, infatti, che il credito maturato di grosse dimensioni e l’impresa non abbia bisogno di utilizzarlo per pagare le imposte a debito.

    Questo quando succede?

    Quando:

    • l’azienda effettua transazioni commerciali con soggetti esteri senza addebitare l’Iva,
    • oppure le transazioni soggette all’Iva hanno un’aliquota media inferiore rispetto agli acquisti.

    In questo caso, può scegliere di chiedere il rimborso delle somme maturate.

    Abbiamo due tipologie di rimborso:

    • annuale;
    • trimestrale.

    Il rimborso annuale può essere richiesto senza alcun vincolo s’è inferiore a 30.000 euro. L’unico limite per i rimborsi è che l’importo sia superiore a 10,33 euro.

    Il rimborso infrannuale, o trimestrale, è vincolato da due requisiti:

    • può essere richiesto se l’impresa ha maturato almeno 2.582,28 euro durante il trimestre;
    • la richiesta deve essere fatta entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre in considerazione.

    Uno strumento utile per “pagare” le tasse

    Dunque, la compensazione può essere un utile strumento, per “pagare” l’imposizione fiscale a debito: sotto i 5.000 euro, puoi compensare tranquillamente il tuo debito, sopra i 5.000 euro, invece, devi munirti di visto di conformità. 

    Ancora oggi, purtroppo, molti hanno una percezione del peso fiscale sbagliata dell’Iva. Potrebbero erroneamente considerarla una tassa. 

    L’Iva è un’imposta che grava direttamente sui consumatori, ma è spesso percepita come un costo dagli imprenditori, che devono versare all’Erario. In realtà non lo è, ma è solo una partita di giro:

    • tu incassi l’Iva dai tuoi clienti;
    • la detrai quella pagata ai suoi fornitori;
    • versi allo Stato la differenza che ti resta in tasca.

    Di fatto, tu fungi da “esattore” dell’Iva.

    Le tasse che fanno male all’impresa, però, sono quelle che devi assolutamente ridurre attraverso determinate strategie di pianificazione fiscale.

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