Compenso amministratori: i 3 elementi per utilizzarlo e ridurre legalmente le tasse

Febbraio 3, 2021 | in
compenso amministratori i 3 elementi per utilizzarlo e ridurre legalmente le tasse

L’amministratore per il ruolo che svolge in azienda riceve un somma di denaro chiamata compenso amministratori. Una somma che può essere erogata mensilmente, trimestralmente o annualmente, e che, per essere valida, deve essere deliberata dall’assemblea.

 

Oggi andiamo a vedere meglio di cosa si tratta e cercheremo di fornirti alcune informazioni più specifiche riguardo il suo utilizzo, la sua regolamentazione fiscale e i 3 elementi che devi considerare e non sottovalutare per sfruttarlo e ridurre le tasse della tua società

 

Compenso amministratori: chi lo riceve?

 

Il ruolo dell’amministratore nella srl è fondamentale perché svolge mansioni dirigenziali e organizzative. È la figura chiave dell’azienda perché è il responsabile di tutto ciò che avviene nella srl.

 

La funzione di amministratore può essere svolta da un solo soggetto (amministratore unico) o più soggetti (consiglio di amministrazione). 

 

Può essere nominato amministratore sia una figura interna alla società, quindi essere dipendente, oppure una esterna, quindi agire da libero professionista. In altre parole, puoi essere anche tu o un tuo socio, oppure decidi di affidare il ruolo ad un’altra persona esterna alla srl.

 

L’amministratore, per la funzione che svolge, riceve un somma di denaro previsto dallo statuto o stabilito da una delibera assembleare. Questa somma prende il nome di compenso amministratore

 

Compenso amministratori: di cosa parliamo?

 

Il compenso amministratore è la somma di denaro che viene erogata all’amministratore della Srl.  Questa erogazione permette di:

 

– utilizzare i “soldi” della Srl senza aspettare di dividere gli utili conseguiti: evitare di pagare una ritenuta d’imposta a titolo definitivo pari al 26%;

 

– ridurre l’imponibile sul quale viene calcolato quel 24% di Ires: per la società rappresenta un costo.

 

Il compenso non nasce dal nulla: deve essere stabilito dai soci della società tramite lo statuto o l’assemblea. Spetta a quest’ultima, infatti, determinare il valore del compenso da erogare all’amministratore.

 

Quanto vale il compenso amministratori?

 

La somma dell’emolumento – chiamato anche così – può essere composta da una parte monetaria e da una parte benefit

In altre parole, la tua srl, su un emolumento annuale di 20.000 euro (somma a titolo di esempio) versa 17.000 in denaro e i restanti 3.000 euro in beni, servizi o agevolazioni da aggiungere al compenso erogato in busta paga. 

 

Il pagamento del compenso può avvenire con cadenza mensile, trimestrale o annuale. Può, inoltre, essere riconosciuto l’emolumento sotto forma di partecipazione agli utili o stock options della società (come avviene soprattutto nelle imprese innovative o in fase di start-up).

 

Il valore del compenso amministratori può essere stabilito in diversi modi. Tutto dipende, però, dalle necessità aziendali e dalle decisioni della maggioranza dei soci. 

 

Potrai remunerare l’amministratore, infatti, sia in misura fissa che variabile, in base gli utili risultanti dal bilancio. Oppure in misura fissa: composta cioè, da una parte variabile ed una fissa.

 

É possibile avere un amministratore a titolo gratuito?

 

Molto spesso ci pongono questa domanda: può un amministratore svolgere la propria funzione senza ricevere compenso?

 

Chi svolge un ruolo in azienda, difficilmente lo fà a titolo gratuito. Lo stesso amministratore, infatti, essendo responsabile delle sorti della società, per il suo operato, riceve questo emolumento di denaro.

 

Raramente, però, succede che venga erogata questa prestazione all’azienda anche a titolo gratuito. Per beneficiare della gratuità è fondamentale che tutto ciò sia previsto precedentemente nello statuto societario o stabilita dall’assemblea attraverso apposita delibera sottoscritta dall’amministratore. 

 

Se questo non avviene, l’Agenzia delle Entrate, che agisce per presunzioni potrebbe bussare alla tua alla porta e dirti: non è che stai pagando il tuo amministratore in nero? Il rischio di incorrere in contestazioni, accertamenti e sanzioni sarebbe molto facile.

 

La rinuncia del compenso non si realizza con silenzio assenso. Lo stesso amministratore deve esprimere chiaramente che svolge le proprie funzioni a titolo gratuito. 

 

Questo perché? Perché svolgere le mansioni gratuitamente, ha dei vantaggi dal punto di vista fiscale e non ci sono obblighi contributivi. In altre parole, è meglio sempre specificare che avviene a titolo gratuito altrimenti un controllo dell’Amministrazione finanziaria è sempre vivo.

 

Se tutto viene fatto secondo regola – quindi scritto tutto nero su bianco – la società afferma che l’amministratore svolge le funzioni a titolo gratuito inserendo un’apposita dicitura all’interno della nota integrativa: non sono riconosciuti i compensi agli amministratori.

 

Compenso amministratori: conosci la disciplina fiscale?

 

Il compenso amministratore è sottoposto alla disciplina fiscale prevista dall’articolo 51 del Tuir, ovvero quella del lavoro dipendente. Si applica il principio di cassa allargato che li considera percepiti nel periodo d’imposta entro il 12 gennaio dell’anno successivo. Ad esempio, fanno parte del periodo d’imposta 2020 se percepiti entro il 12 gennaio 2021.

 

Sono sottoposti, inoltre, alla disciplina dei fringe benefit (auto aziendale) e a quella delle indennità e i rimborsi spese relative alle trasferte.

 

Compenso amministratori: quanto può dedurre la società?

 

La società, dal canto suo, può dedurre il compenso, ed abbattere il peso fiscale che ricade sulla stessa,nell’esercizio in cui è corrisposto. In altre parole, sono deducibili secondo il principio di cassa che varia in relazione al tipo di rapporto:

 

– amministratore dipendente, principio di cassa allargato (deducibili nell’anno “X” i compensi erogati fino al 12 gennaio dell’anno successivo).

 

– amministratore professionista, che si nomina quando sono richieste specifiche competenze si applica il principio di cassa puro.

 

Tuttavia, l’azienda non può dedurre i contributi per cassa ma solo per competenza, quindi non quando vengono pagati ma facendo tenuto del periodo a cui fanno riferimento.

 

3 aspetti da considerare per evitare problemi di natura fiscale

 

L’erogazione del compenso amministratori deve essere effettuata rispettando 3 requisiti molto importanti:

 

Principio di cassa.

 

La deducibilità della somma erogata da parte della società è subordinata al pagamento del medesimo. Se si tratta di amministratore con rapporto di collaborazione viene emesso un cedolino busta paga e il compenso è deducibile nell’anno, ad esempio 2020, se il pagamento sia stato effettuato entro il 12 gennaio 2021.

 

Se si tratta di amministratore professionista, quindi partita Iva, non vale questo principio. Per essere deducibile deve essere pagato entro il 31 dicembre 2020.

 

Il compenso dell’amministratore al superamento della soglia stabilita dalla norma antiriciclaggio dovrà essere pagato tramite un assegno bancario o un bonifico, per rendere tutto rintracciabile.

 

Esistenza di una decisione da parte dei soci.

 

L’inserimento del compenso deve essere voluto dai soci. Se non c’è una decisione maggioritaria, anche in assenza di contestazioni da parte dei soci e in presenza di un bilancio regolarmente approvato, l’Agenzia delle Entrate può contestare la deducibilità del costo.

 

Quindi meglio che ci sia una decisione maggioritaria per evitare problemi di carattere fiscali. Pensare di restituire quanto dedotto, non è benevole per l’azienda: significa pagare altre tasse.

 

Deve essere, inoltre, una remunerazione adeguata e proporzionata all’impegno dell’amministratore.

 

Compenso deliberato ma non pagato.

 

Molta attenzione va posta nei confronti di quelle società che si trovano in uno stato di crisi. Un po’ come sta avvenendo oggi, purtroppo.

 

Spesso, in queste situazioni, le aziende effettuano il pagamento di una sola parte dell’emolumento e solo durante l’anno si rendono conto di non poter più sostenere questa spesa (già deliberata purtroppo ci verrebbe da dire).

 

In casi del genere chiunque sarebbe tentato di eliminare il compenso durante l’anno.

 

In molti casi, infatti, spesso si va a verbalizzare la rinuncia del compenso da parte dello stesso amministratore. Ma è un errore, perché l’Agenzia delle Entrate potrebbe insinuare che il compenso sia stato incassato e poi restituito sotto forma di finanziamento.

 

Quello che dovresti fare, invece, è evitare tutto ciò, quindi l’assemblea dovrebbe eliminarlo per tempo poiché non ci sono più le condizioni per l’erogazione della remunerazione.

 

Quello che devi sapere, invece, è che il compenso amministratori non è l’unico strumento che puoi utilizzare per pagare il tuo amministratore

 

Tra l’altro, ha una tassazione elevata (ricordi che viene equiparato al lavoro dipendente?), quindi meglio evitare di erogare un compenso alto, sia per questo e sia per non finire sotto la lente del Fisco. 

 

Per pagare l’amministratore oltre l’emolumento puoi utilizzare altri strumenti che, assieme a questo, possono cucire una pianificazione fiscale su misura sulla tua azienda e abbattere le tasse che ricadono sulla stessa: richiedi adesso la tua consulenza gratuita.


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