CPB 2026 e 2027: vera pianificazione fiscale o scommessa?

Stiamo entrando nel periodo caldo delle dichiarazioni dei redditi e uno degli argomenti più discussi è, ovviamente, il Concordato Preventivo Biennale (CPB) per il biennio 2026-2027.

La recente approvazione del DL Accise (DL 89/2026), che ha prorogato sconti ridotti sulle accise sui carburanti fino al prossimo 6 giugno, interviene anche sul calendario fiscale dell’estate 2026 e sulla gestione del Concordato Preventivo Biennale per le annualità 2026 e 2027.

Per quanto riguarda i soggetti per cui sono stati elaborati gli ISA, la scadenza dei versamenti per la dichiarazione dei redditi slitta al 20 luglio con possibilità di recupero entro il 20 agosto. La sgradita novità è che pagare un mese dopo costerà il doppio rispetto al passato: lo 0,8%! È evidente la necessità di recuperare gettito.

CPB 2026 e 2027: tra compliance e ricerca del gettito

Il DL interviene anche sul calendario fiscale dell’Estate 2026 (dichiarazioni per l’anno 2025) concedendo più tempo anche aderire al Concordato Preventivo Biennale.

Come noto, il Concordato Preventivo Biennale dovrebbe essere lo strumento principe di compliance preventiva tra Fisco e imprese, ma non decolla.

La logica del CPB è molto semplice: il contribuente si impegna col Fisco a predeterminare il reddito fiscale 2026 – 2027 a prescindere dal risultato effettivo. Appare evidente che si tratta di una scommessa: 

  • se il reddito effettivo sarà più elevato pagherà solo quanto concordato, 
  • se il reddito effettivo sarà minore pagherà le imposte sul reddito concordato più elevato.

Dietro la narrazione istituzionale che presenta la proposta di CPB come un’offerta personalizzata e “su misura”, si nasconde un meccanismo di standardizzazione statistica. L’algoritmo ministeriale non analizza le reali dinamiche di ogni singola azienda, ma elabora i dati storici dei modelli ISA. L’obiettivo è quello di riallineare progressivamente la base imponibile del contribuente verso i parametri previsti dal massimo punteggio di affidabilità (ISA 10).

In termini pratici, il Fisco dà per scontato che un’attività d’impresa o professionale operi costantemente in condizioni di perfetta efficienza operativa e in un mercato totalmente privo di imprevisti o oscillazioni. Una realtà che, chi fa impresa, sa che non esiste soprattutto nell’attuale scenario economico.

Tuttavia, per porre rimedio alle scarse adesioni registrate in passato e per evitare di scoraggiare troppo i contribuenti, il legislatore è intervenuto introducendo precisi meccanismi di sbarramento.

Limiti massimi di incremento del reddito CPB 2026-2027

L’obiettivo principale è evitare che le proposte ministeriali vengano sistematicamente rigettate dai contribuenti. Per raggiungerlo, le percentuali massime di incremento applicabili al reddito del periodo d’imposta precedente sono state rimodulate.

Per i contribuenti con un punteggio ISA inferiore a 8, le percentuali massime di incremento sono ora fissate:

  • al 30%, se nel periodo d’imposta precedente il livello di affidabilità fiscale è pari o superiore a 6 ma inferiore a 8;
  • al 35%, se il livello di affidabilità fiscale del periodo precedente è pari o superiore a 1 ma inferiore a 6.

Invece, per i contribuenti con voti ISA più elevati la proposta di CPB può diventare meno esosa, come già previsto dal 2024, in quanto i limiti al reddito concordato si riducono 

  • 10%, in presenza di un livello di affidabilità fiscale pari a 10;
  • 15%, per un punteggio pari o superiore a 9 ma inferiore a 10;
  • 25%, per un punteggio pari o superiore a 8 ma inferiore a 9.

In pratica maggiore è l’Isa migliore sarà la proposta di CPB.

Quanto aumentano i redditi da CPB: un caso reale

L’impatto reale di questi tetti massimi lo possiamo vedere esaminando un modello di calcolo del CPB basato su dati reali e ampiamente analizzato dalla stampa specializzata di settore.

Il caso considera un contribuente avente un reddito dichiarato nel precedente biennio pari a 35.000 euro e un voto ISA più che sufficiente pari a 7. Secondo , l’elaborazione originaria la proposta di concordato per tale profilo avrebbe previsto un allineamento teorico a 57.000 euro.

Alla luce delle nuove disposizioni 2026, applicando il tetto di incremento del 30% stabilito per la sua fascia di affidabilità ISA (7), la proposta sarà pari a soli 45.500 euro (35.000 euro di reddito a cui si sommano 10.500 euro di incremento massimo ammissibile).

Se l’incremento ipotizzato dal calcolo originario risultava palesemente irrealistico per un singolo esercizio. Anche un aumento del 30% – pari a 10.500 euro di base imponibile aggiuntiva – appare molto sproporzionato alla realtà economica attuale. Una situazione che vede un Pil in crescita dell’0,5% con rischi di contrazione economica collegati alla guerra in Medio Oriente alle tensioni sui prezzi di carburanti e fertilizzanti.

Secondo le prime stime di calcolo disponibili, la crescita dei redditi prevista dal CPB si attesta al 14% rispetto ai redditi dichiarati nel 2025.

Il CPB è strumento di pianificazione fiscale?

Il Fisco presenta il CPB come uno strumento di pianificazione e compliance fiscale, ma è davvero così?

Sicuramente il CPB, negli intendimenti, è uno strumento di pianificazione fiscale per lo Stato perché predetermina il gettito con una crescita costante per il biennio successivo. Avere predeterminato tale dato è fondamentale per la finanza pubblica. 

Per il contribuente è uno strumento di pianificazione. Aderire al CPB trasforma le imposte in costo fisso e certo a prescindere dal reale risultato economico della sua attività. 

Il CPB è una scommessa sul reddito futuro del contribuente

  • se batterà la proposta reddituale del Fisco trarrà il vantaggio di pagare le imposte su un reddito minore di quello realmente conseguito;
  • se la proposta del Fisco sarà più alta del reddito il contribuente pagherà imposte su un reddito non conseguito, con buona pace del principio Costituzionale di capacità contributiva.

E vero che gli italiani sono un popolo di scommettitori, ma dietro ogni scommessa vi è un comportamento estremamente razionale: la possibilità che la somma investita porti a un risultato. 

Da quanto si intuisce, le adesioni al CPB rimangono basse:difficilmente imprenditori e professionisti si vogliono vincolare ad un costo, destinato ad erodere liquidità e margini, che potrebbe non essere dovuto. Il CPB risulta allettante, al contrario, per chi può ipotizzare tassi di crescita del reddito maggiori o vicini a quelli proposti dal Fisco.

È pur vero che potendo aderire al CPB ad inizio novembre, vi è la possibilità per le aziende più strutturate di potere avere una proiezione reddituale per il 2026 abbastanza accurata. Tuttavia, rimarrà ovviamente il dubbio sull’andamento effettivo del 2027, uno scenario in cui nessun business plan può sopravvivere al contatto con la realtà.

FAQ – Concordato preventivo biennale: le risposte alle tue domande

Cosa prevede il concordato biennale?

Il concordato preventivo biennale (CPB) è un strumento introdotto dalla riforma fiscale 2024.
Permette alle imprese e ai lavoratori autonomi di stabilire in anticipo la base imponibile su cui calcolare le imposte sui redditi per i periodi d’imposta 2025 e 2026, semplificando la gestione fiscale.

Come funziona il concordato preventivo biennale?

Il funzionamento del concordato è semplice: l’Agenzia delle Entrate elabora una proposta di reddito imponibile sulla base dei dati storici del contribuente e degli ISA (Indici sintetici di affidabilità).
Se l’impresa accetta, verserà le imposte solo sul reddito concordato, anche se i guadagni effettivi saranno diversi.

Chi sono i soggetti ammessi al concordato?

Possono aderire al concordato tutti i contribuenti che esercitano attività d’impresa, arti o professioni, applicano gli Indici sintetici di affidabilità (ISA) e rispettano i requisiti di correttezza fiscale. Sono esclusi dal CPB i contribuenti in regime forfettario.

Come si accetta il concordato preventivo?

L’Agenzia delle Entrate invia una proposta all’impresa, che potrà accettarla direttamente in dichiarazione dei redditi. L’adesione avviene in via telematica tramite i Entratel o intermediario abilitato e ha valore vincolante per due anni.

Dove trovo la proposta di concordato preventivo biennale?

La proposta di concordato preventivo biennale (CPB) non viene inviata direttamente, ma è messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate all’interno dell’ area riservata o tramite appositi software.

Cosa succede se non aderisco al concordato preventivo biennale?

Non comporta di per sé una sanzione diretta per la mancata accettazione della proposta. Tuttavia, può implicare conseguenze indirette e un maggiore rischio di controlli fiscali.

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articolo scritto da

Dott. Commercialista Luca Bianchi

Dottore Commercialista, CEO e capo-redattore presso CommercialistaTelematico, è esperto in fiscalità, consulenza aziendale e pianificazione strategica. Per Soluzione Tasse contribuisce al blog aziendale, con articoli e approfondimenti di pianificazione fiscale per le imprese.

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