Crediti fiscali inesistenti e non spettanti: quali sono le differenze?

Giugno 3, 2021 | in
Crediti fiscali inesistenti e non spettanti

Sanzione compresa tra il 100 e il 200% del credito inesistente e 30% del credito utilizzato ma non spettante. Conseguenze pesanti che inducono ad un utilizzo oculato dei crediti per evitare di essere travolti da sanzioni e tasse evitabili.

 

Vediamo nel dettaglio cosa sono i crediti inesistenti e non spettanti, le relative sanzioni e se c’è un metodo per evitare di pagarle.

 

Crediti fiscali inesistenti e non spettanti: sai distinguerli? 

 

I crediti fiscali, innanzitutto, sono una sorta di sconto sulle tasse da pagare. Vengono utilizzati per ridurre o azzerare l’imposta a debito. Possono nascere da agevolazioni messe a disposizione direttamente dallo Stato (R&S o beni strumentali) oppure da operazioni Iva (acquisti di più, vedi di meno, ti trovi ad avere un credito Iva).

 

Tornando all’argomento di oggi, si parla di crediti inesistenti quando la somma da portare in compensazione non esiste (in parte o in toto). Oppure quando la sua esistenza non è possibile riscontrarla attraverso la liquidazione automatica della dichiarazione.

 

Leggi anche: Credito d’imposta: cos’è e perché è importante utilizzarlo?

 

Un esempio può essere un credito riportato quadro RU della dichiarazione ma in realtà non hai i requisiti per ottenere dell’agevolazione.

 

I crediti sono inesistenti se sussistono e interagiscono due elementi.

 

Il primo stabilisce che il credito per essere utilizzato non deve mancare del presupposto giuridico. Per intenderci, se utilizzi un credito d’imposta come quello Ricerca e Sviluppo, o quello Beni strumentali, manca il presupposto oggettivo quando l’attività o il bene da agevolare non viene contemplata dalla normativa di riferimento.

 

Il secondo requisito stabilisce che non deve essere contestato attraverso mediante il controllo formale effettuato dall’Agenzia delle Entrate. 

 

La normativa di riferimento, però, non prevede l’immediata verifica dell’inesistenza del credito mediante controlli.

 

E questo perché? Per due motivi:

 

Se manca sempre il presupposto, ma la documentazione è falsa, il credito è ritenuto inesistente.

 

Invece, se manca il presupposto giuridico ma il credito viene sostenuto da una corretta documentazione regolare, e magari pure indicato in dichiarazione, viene considerato non spettante.

 

Crediti non spettanti: quali sono?

 

Parliamo di crediti non spettanti, dunque, quando il credito compare nella dichiarazione ma l’importo non è corretto. 

 

I crediti non spettanti sono ritenuti esistenti ma vengono utilizzati per una somma superiore a quella che realmente spetta all’azienda. Oppure quando viene violato l’utilizzo dello stesso non seguendo la disciplina preposta.

 

Utilizzare l’uno o l’altro scaturisce conseguenze negative che possono costare davvero caro. Perché oltre a dover restituire la parte di imposta a debito compensata con il credito, anche pagare la sanzione che ti viene irrogata.

 

Sanzini: c’è differenza tra crediti fiscali inesistenti e non spettanti?

 

Sia sotto il profilo sanzionatorio amministrativo che penale, le differenze tra i crediti fiscali non spettanti, sono importanti.

 

Detto ciò, dal punto di vista amministrativo se vengono utilizzati crediti fiscali inesistenti, la sanzione prevista è compresa tra il 100 e il 200% della misura dei crediti stessi. Per tali sanzioni non viene ritenuta ammissibile la definizione agevolata che prevede il pagamento di un quarto della sanzione indicata nell’atto di contestazione.

 

Nel caso di crediti non spettanti, la sanzione è pari al 30% del credito utilizzato, salvo l’applicazione di disposizioni speciali.

 

Leggi anche: Come evitare sanzioni se a sbagliare è il Commercialista

 

Per quanto riguarda il profilo penal-tributario, autonomo rispetto a quello amministrativo, le sanzioni variano in relazione al tipo di credito utilizzato.

 

Se non vengono versate le somme dovute e vengono utilizzati crediti fiscali non spettanti, per un importo superiore a 50.000 euro è prevista la reclusione da 6 a 2 anni.

 

Da 1 anno e 6 mesi a 6 anni, invece, se non vengono versate le somme dovute e vengono utilizzati crediti inesistenti per una somma superiore a 50.000 euro.

 

Violazione diversa, unico scopo

 

Purtroppo, tra la crediti spettanti e inesistenti, fare confusione può essere facile. Sapere se sei di fronte all’uno, piuttosto che all’altro, dipende dall’impatto della violazione stessa. Ad esempio, se la documentazione è falsa, ma manca il presupposto è inesistente. Se manca quest’ultimo ma la documentazione è vera, è non spettante.

 

Le ricadute, quindi, sul piano amministrativo e penale sono varie. Quindi, tutto diverso, ma unico scopo: utilizzarli per per pagare meno tasse. Ovviamente c’è chi effettua un errore di calcolo e può sanare la controversia, non tutti lo fanno per occultare il Fisco.

 

Purtroppo le tasse in Italia sono elevate e la pandemia probabilmente non migliorerà la situazione. Ma questa non può essere la soluzione e ne sei convinto pure tu in base alle sanzioni che hai letto. 

 

Per cui, perché rischiare tanto per abbattere il peso del Fisco? 

 

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