Debiti contratti dal coniuge in regime di comunione dei beni: a chi viene pignorato?

Agosto 4, 2021 | in
Debiti contratti dal coniuge in regime di comunione dei beni: a chi viene pignorato?

Scegliere la comunione legale dei beni significa che, marito e moglie, condividono crediti  e debiti. Infatti, in caso di mancato pagamento dei debiti in regime di comunione di beni, ad essere pignorato è tutto il bene posseduto.

 

Come difendere il bene e garantire all’altro coniuge, che non ha contratto il debito, l’integrità dell’immobile oggetto di pignoramento ed evitare l’esproprio totale?

 

Debiti in comunione di beni: chi risponde?

 

L’ordinanza n. 20845 del 21 luglio della Corte di Cassazione conferma che, in mancanza di una precisa disciplina normativa, in caso di debiti contratti dal marito o dalla moglie, viene ritenuto legittimo privare del bene detenuto in comunione legale entrambi i coniugi.

 

Insomma, in caso di debiti contratti da tua moglie, in regime di comunione dei beni, viene colpito tutto l’immobile (ad esempio), anche se tu non c’entri nulla e hai agito seguendo il dettato normativo.

 

L’ordinanza decisa dalla Corte di Cassazione scaturisce da una procedura esecutiva in cui, la casa dei coniugi, veniva venduta perché facente parte dei beni tenuti in regime di comunione legale dei beni.

 

Andando un po’ indietro, vediamo cos’è successo e come avvenuto l’iter procedurale che ha portato a questa conclusione, ovvero all’esecuzione immobiliare. Sostanzialmente:

 

  1.  è stato effettuato il pignoramento nei confronti del coniuge debitore;
  2. avviato un’istanza di vendita dell’immobile pignorato;
  3.  ricevuto autorizzazione alla vendita dell’immobile;
  4.  avvenuta vendita dell’immobile includendo anche la quota in regime di comunione legale con il coniuge.

 

In pratica, nonostante il debitore fosse solo uno, l’immobile veniva venduto tutto (non solo il 50% perché in comunione di beni), senza considerare che, l’altro coniuge, fosse a regola con i suoi personali pagamenti.

 

Espropriazione totale se non indica la quota di partecipazione

 

Secondo la Corte di Cassazione, data la vicenda, ha voluto richiamare un vecchia sentenza, più precisamente la n. 11175/2015. La sentenza afferma che, la comunione dei beni, senza che sia indicata una precisa quota, comporta l’espropriazione intera del bene e non solo della metà, che in realtà è di proprietà di un coniuge.

 

Solo dopo, con il venir meno della comunione legale del bene, per l’immobile oggetto di espropriazione, quando lo stesso verrà venduto, il coniuge che non ha contratto alcun debito, ha diritto a metà dell’importo lordo ricavata dalla vendita del bene stesso.

 

Pertanto, non è possibile ricorrere al procedimento di divisione endoesecutiva. Ovvero avviare la spartizione dei beni per far cessare la comunione legale dei beni in fase di espropriazione.

 

Di conseguenza il bene, anche se i debiti sono stati contratti da un solo coniuge, potrà essere venduto all’asta. A vendita avvenuta, il coniuge debitore, avrà poi diritto al 50% del ricavato dalla vendita del bene dal quale non detratte le spese della procedura che graveranno solo sul debitore.

 

Com’è possibile evitare l’esproprio totale?

 

Dunque, è regolare il pignoramento nei confronti del coniuge del debitore. Proprio perché, la comunione tra coniugi, è stabilita senza quote. Quindi, facendo un esempio, anche se sei titolare solo del 50%, per la Cassazione lo sei per l’intero bene. 

Come tale devi rispondere anche tu dei debiti attraverso l’espropriazione del bene.

 

Vero che, dopo la vendita del bene hai diritto al 50% della somma, ma prima di arrivare a questo punto tu ti trovi senza bene e in attesa di questi denari.

 

Ma tutto questo iter è possibile evitarlo

 

E per farlo, devi utilizzare gli strumenti giusti, altrimenti rischi di perdere altro tempo e soldi. Perché, ad esempio, come hai potuto vedere, avviare il procedimento di divisione endoesecutiva non è consentito.

 

Lo strumento che ti consente di proteggere il bene, nonostante il tuo coniuge abbia un debito, è la Holding. Si, ancora lei, può venirti incontro quando il tema centrale è la protezione del patrimonio. Con la Holding cosa succede?

 

Succede che, se il coniuge ha debito, deve sempre rispondere dello stesso. In questo caso, non risponde con il bene, ma al massimo con la quota che il coniuge detiene dentro la Holding. Se la quota, è minima, risponde con un minimo.

 

Allo stesso tempo, i beni, con la Holding, sono stati inseriti all’interno di essa. Di conseguenza, l’immobile non può essere toccato, rimane salvo, nonostante la comunione dei beni.

 

Uno strumento di grande importanza e di incredibili vantaggi: non solo patrimoniali, ma anche e soprattutto fiscali. E se fino all’altro giorno ti hanno detto che è uno strumento solo per ricchi imprenditori, si sono sbagliati. 

 

La Holding, infatti, è uno strumento per tutti: grandi e piccoli imprenditori, ma anche professionisti. Non devi fatturare miliardi per averla: chiunque la può avere e, in questo caso, anche tu.

 

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