Deducibilità Royalties: attenzione perché non sempre sono deducibili

Maggio 19, 2021 | in
deducibilità royalties

Senza una documentazione, un giustificativo fiscale che stabilisca i criteri di determinazione delle somme da erogare in royalties, l’Amministrazione finanziaria può sempre contestare la certezza e l’inerenza dei costi dedotti. 

 

Viene sancita la necessità di perizia per dedurre le Royalties sui marchi dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 12267 del 10 maggio 2021. 

 

Royalties e pianificazione: utilizzo interessante ma non semplice

 

L’utilizzo di Marchio e Royalties in ottica di pianificazione fiscale non è semplice e se non vengono seguiti alcuni requisiti molto spesso si rischia di commettere errori che possono costare davvero caro.

 

In pratica, potrebbe succedere che, ciò che hai guadagnato o potresti guadagnare dall’utilizzo delle Royalties, quindi dalla loro deduzione, l’hai fatto in modo errato e ti trovi a dover restituire tutto all’Erario. 

 

Per sapere come sfruttare il Marchio leggi anche: Marchio e royalties: sfrutta il logo della tua azienda e risparmia tasse

 

Emblematico è quando, registri un Marchio, lo concedi l’utilizzo alla tua azienda, ti prendi le Royalties però, non avendo rispettato alcuni requisiti fondamentali, li hai dedotti ma senza essere inerenti all’attività. 

 

Un caso che fa scuola

 

Come successo ad una SpA destinataria di un avviso di accertamento attraverso il quale, l’Agenzia delle Entrate, chiedeva di recuperare Ires, Irap e Iva non versate, perché aveva dedotto le famose Royalties senza averne diritto.

 

E questo perché? In pratica, per l’AdE, non sussistevano i requisiti di certezza e determinabilità per dedurre le somme relative alle Royalties. Oltre al fatto di non ritenere inerenti all’attività. Quindi duplice contestazione.  

 

Leggi anche: Nome o Marchio registrato: la sottile differenza che ti risparmiare 15.000 euro l’anno

 

Le Royalties dedotte dalla SpA in oggetto, scaturivano da alcuni contratti sorti dopo l’operazione di conferimento d’azienda. Venivano concesse in uso alle società conferitarie però senza alcuna valorizzazione precisa (secondo l’impresa conferente era complicato farla).

 

Tutto ciò, aveva fatto drizzare le antenne dell’Agenzia delle Entrate, in quanto, senza alcun giustificativo fiscale, le Royalties venivano computate con criteri a forfait e senza nulla di certo. Ad esempio, si prendevano in considerazione alcuni criteri come, la percentuale del volume d’affari (non sempre rispetto).

 

Effettività e inerenza dei costi: spetta a te documentarla

 

Secondo la Corte di Cassazione, in questo contesto, non vi è alcun criterio oggettivo per addebitare questi costi alla società. Come non vi era alcun documento che potesse giustificare l’esborso di queste somme monetarie.

 

Sempre secondo la Corte, il processo di determinazione delle spese, deve avvenire in maniera trasparente in modo tale da far capire all’AdE, principalmente, come vengono quantificate queste somme.

 

Dall’altra parte, spetta al contribuente, e in questo caso alla SpA, fornire la documentazione necessaria per comprendere l’effettività e l’inerenza dei costi.

 

L’unico documento valido per la deducibilità

 

In assenza di  un credibile giustificativo fiscale, non sarà possibile sostenere in 

modo inattaccabile il valore attribuito a quell’asset, e ci si ritroverà a  pagare quanto risparmiato, sommato a interessi e sanzioni. 

 

L’unico documento in grado di supportare il valore di un Marchio è una perizia di stima redatta da un professionista esperto in  proprietà intellettuale. Purtroppo, in Italia il costo di un perito del genere rischia di rendere antieconomica l’intera operazione per una  piccola impresa: la maggior parte degli specialisti che se ne occupa  lo fa infatti per grandi marchi. 

 

Leggi anche: Registrare il marchio: requisiti e importanza

 

Proprio per questo, Soluzione Tasse offre un servizio apposito chiamato Marchio Garantito, che permette alle pmi di adottare una strategia di risparmio fiscale altrimenti accessibile solo alle aziende con grandi volumi. 

 

Ecco la differenza tra lecito, legale e fiscalmente inattaccabile.

In caso di verifica, gli enti di controllo potrebbero contestare anche ciò che è lecito – come la cessione di un marchio e l’incasso delle relative royalties, previste dalla legge – e solo un valido giustificativo fiscale può garantire che una strategia sia anche fiscalmente inattaccabile.

 

La cessione del diritto di sfruttamento di un Marchio registrato è una delle strategie di pianificazione fiscale più duttile, elaborata inattaccabilità e versatile. Sfruttandolo nel modo corretto può davvero concorrere molto nel risparmio fiscale del contribuente e dell’azienda.

 

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