Finanziamenti a fondo perduto decreto Rilancio: come funziona?

Maggio 27, 2020 | in
finanziamento fondo perduto decreto rilancio

I tanto attesi finanziamenti a fondo perduto per affrontare l’emergenza Coronavirus sono arrivati. La misura dettata dal Decreto Rilancio non è rivolta a tutti ma solo alle  piccole imprese, quelle che stanno soffrendo maggiormente la crisi.

 

Anche se si è parlato di semplificazione, accedere ai finanziamenti a fondo perduto non è semplice: è necessario rispettati alcuni importanti requisiti altrimenti è impossibile avere liquidità gratis.

 

Finanziamenti a fondo perduto: quali soggetti sono ammessi?

 

Possono accedere al fondo perduto tutti i soggetti titolari reddito d’impresa, lavoro autonomo e reddito agrario. Questi soggetti, per essere ammessi devono rispettare i seguenti requisiti, quali:

 

avere un fatturato inferiore ai 5 milioni di euro 

 

e subito una riduzione di fatturato di almeno 1/3 nel mese di aprile 2020 rispetto al fatturato di Aprile 2019.

 

Al fine di determinare correttamente questi importi, è necessario far riferimento alla data di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o di prestazione dei servizi. 

 

Tra gli esclusi abbiamo invece:

 

tutti coloro che hanno cessato l’attività alla data di presentazione dell’istanza;

 

gli enti pubblici;

 

i professionisti iscritti agli ordini di appartenenza;

 

tutti i soggetti che hanno percepito le indennità previste dagli articoli 27 e 28 del decreto del 17 marzo 2020 (i famosi e tanto attesi 600 euro).

 

Per i professionisti, vista l’esclusione, viene confermato il Fondo per il Reddito di Ultima Istanza anche per i mesi di Aprile e Maggio 2020, a patto che non siano anche dipendenti a tempo indeterminato o pensionati.

 

A quanto ammonta il contributo a fondo perduto?

 

Qualora rientri nella categoria tra gli aventi diritto, il contributo spettante è calcolato applicando alla differenza tra l’ammontare del fatturato aprile 2020 e l’ammontare del fatturato aprile 2019, una percentuale:

 

– 20% se i ricavi o compensi del 2019 non sono superiori a 400.000 euro;

 

– 15% se i ricavi o compensi del 2019 sono superiori a 400.000 euro e comunque fino a 1 milione di euro;

 

– 10%  se i ricavi o compensi del 2019  sono superiori a un 1 di euro e comunque fino a 5 milioni di euro.

 

Prendiamo ad esempio un’azienda:

 

con ricavi annuali del 2019 pari a 800.000 euro;

 

con un fatturato di aprile 2019 pari a 60.000 euro;

 

con un fatturato di aprile 2020 pari a 25.000 euro;

 

sulla base di questi dati, avrà diritto ad un contributo pari al 15% della differenza tra il fatturato di aprile del 2019 e quello di aprile del 2020;

 

– contributo erogabile sarà pari a: 15%x(60.000 – 25.000) = 5.250 euro.

 

L’ammontare avrà comunque un tetto minimo:

 

importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche come da Decreto Rilancio;

 

– 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

 

Come fare per richiedere il finanziamento a fondo perduto?

 

Quanto alla richiesta di finanziamento, da fonti del Governo dovrebbe essere subito erogato tramite un’istanza da presentare direttamente all’Agenzia delle Entrate. L’operazione sembra semplice ma in realtà non lo è per niente: la documentazione richiesta, tra dichiarazione dei redditi dell’anno precedente, registri Iva e autocertificazione, è tanta.

 

È bene sempre attenti alle dichiarazioni e alle autocertificazioni per non finire nei guai. Come per questa operazione, ma anche per altre, deve essere fatto tutto in maniera fiscalmente inattaccabile altrimenti il Fisco è sempre dietro l’angolo.

 

Se hai una contabilità fiscalmente inattaccabile non hai alcun problema qualora la Guardia di Finanza ti viene a fare una visita. Diverso il caso in cui, per pagare meno tasse, hai utilizzato qualche raggiro contabile e vieni scoperto ora per la richiesta di un contributo. 

 

Un contributo che, invece di aiutarti, si potrebbe trasformare in un boomerang.

 

Per cui, meglio avere una contabilità in regola, perché per pagare meno tasse, le strategie che devi usare sono ben altro: devi affidarti a professionisti specializzati nel risparmio fiscale, non violare le leggi.

 

Tra l’altro, quando il contributo sia in parte, o addirittura tutto, non spettante, causa mancato superamento della verifica antimafia, l’Agenzia delle Entrate recupererà il contributo ottenuto con applicazione delle sanzioni dal 100% al 200%, a cui si aggiungeranno gli interessi.

 


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