Fringe benefit: le novità del 2021 e le criticità sull’utilizzo dell’auto aziendale

Gennaio 20, 2021 | in

Ulteriori modifiche per le auto aziendale a decorrere dall’1 gennaio 2021. Aumentate le percentuali di fringe benefit e apportato ulteriore aggravio tanto da spingere le aziende a valutare il loro utilizzo, per evitare ogni aumento di tassazione.

 

Vediamo ora le nuove percentuali per verificare se è più conveniente utilizzare l’auto aziendale o c’è un metodo alternativo che ti consente di abbattere il peso del Fisco. 

 

Fringe benefit: cosa sono?

 

I fringe benefit – doveroso chiarire di cosa stiamo parlando – sono benefici che vengono aggiunti alla normale remunerazione erogata al lavoratore. Sono marginali, non possono sostituire la remunerazione e sono erogabili solo a determinati soggetti appartenenti all’azienda: dipendenti o collaboratori. 

 

In questo caso, parliamo dell’auto azienda concessa ad uso promiscuo al dipendente o collaboratore, ovvero usata dal dipendente sia per l’attività lavorativa che per fini puramente personali.

 

Per effetto della riscrittura dell’articolo 51, comma 4 lettera a del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (il TUIR, per intendersi), la tassazione sui chilometri percorsi dalle auto aziendali a uso promiscuo è cambiata.

 

Si è passati, infatti, da un valore fisso pari al 30% per tutti, indipendentemente dall’auto utilizzata, ad un valore variabile e in base alle emissioni di CO2 del mezzo. Un cambio epocale finalizzato a premiare i veicoli più ecologici che ha suscitato non pochi malumori tra le aziende ma anche tra i dipendenti.

 

Nuove percentuali di calcolo e tassazione

 

Per i dipendenti e collaboratori che beneficiari dell’auto aziendale come fringe benefit, lo scoccare della mezzanotte dell’1 gennaio 2021, oltre che segnare il nuovo anno, ha segnato anche l’aumento della tassazione sui chilometri percorsi.

 

Anno nuovo, tassazione nuova insomma. Da gennaio 2021, le percentuali di calcolo della tassazione cambiano ulteriormente. Un aggravio rispetto ai mesi precedenti. 

 

La tassa sulle auto aziendali a carico del dipendente è articolata in quattro fasce:

 

– 25%, auto con emissioni inferiori ai 60 grammi di CO2 per KM percorso.

 

– 30%, auto con emissioni comprese tra 60 grammi e 159 grammi di CO2 per KM percorso.

 

– 50%, auto con emissioni comprese tra 160 grammi e 189 grammi di CO2 per KM percorso.

 

– 60%, auto con emissioni superiori ai 190 grammi di CO2 per KM percorso.

 

Quello che balza agli occhi sono gli aumenti relativi alle ultime due fasce. Tra luglio e dicembre, infatti, le auto con emissioni tra 160 e 190 grammi di CO2 pagavano rispettivamente un’aliquota del 40% e del 50%. 

 

Insomma, meno inquini, meno paghi.

 

L’aggravio che molti sottovalutano

 

A questo, si aggiunge poi, l’adattamento ad una normativa europea che potrebbe portare spiacevoli sorprese per molte aziende e lavoratori. Un ulteriore aggravio che si va ad aggiungere al già citato aumento della tassazione.

 

La norma in questione stabilisce che, sempre dall’1 gennaio 2021, i costruttori di automobili dovranno indicare solo i dati delle emissioni dei test effettuati secondo il ciclo WLTP, mandando in soffitta il modello NEDC. 

 

L’utilizzo del ciclo WLTP fornisce risultati più elevati rispetto al modello passato.

 

Questo cosa vuole dire? Il passaggio dal NEDC al WLTP comporta, così, il da un’aliquota bassa a una più alta. Se guidi un’auto di grossa cilindrata, per intenderci, dovrai pagare un’aliquota doppia rispetto a quella pagata fino al 2020.

 

Convenienza: si o no?

 

Alla luce di tutto ciò, conviene dare ancora l’auto aziendale ad uso promiscuo al dipendente o collaboratore? 

Non vi è una risposta chiara, ma una cosa è certa: entrambi hanno interessi diversi:

 

– all’azienda conviene concedere l’auto in benefit solo se i costi sono minimi sia per quanto riguarda l’acquisto che la gestione.

 

– al lavoratore interessa utilizzare un’auto aziendale che costa molto come accade di norma per le auto elettriche e ibride.

 

Per l’azienda i costi relative alle auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti sono deducibili in misura pari al 70% del loro ammontare totale. Tuttavia, la deduzione del  70% dei costi è possibile solo l’utilizzo dell’auto da parte del dipendente o collaboratore avvenga per almeno 184 giorni l’anno.

 

Dunque, la cessione dell’auto aziendale conviene  solo se i costi sono bassi altrimenti meglio optare per il rimborso chilometrico per le trasferte lavorative. 

Un’opzione che diventa vantaggiosa molto per l’azienda perché deduce un costo pari ai km sostenuti.

 

Non solo: il rimborso chilometrico, è vantaggioso perché sono inclusi anche costi di manutenzione e assicurazione ad esempio (non solo il costo del carburante).

 

Cosa scegliere quindi?

 

La scelta tra rimborso e auto aziendale non è semplice: le variabili da tenere in considerazione sono tante. 

 

Non possiamo dire che devi utilizzare l’uno o l’altra opzione. Per arrivare ad un scelta vantaggiosa per la tua azienda bisognerebbe studiare il caso e poi cucire una strategie apposita e che risponda alle tue esigenze.

 

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