Internazionalizzazione d’impresa: come andare all’estero senza incorrere in rischi e annullando l’impatto del Fisco

Dicembre 11, 2019 | in

L’internazionalizzazione delle imprese – ad oggi – è un passo obbligato per qualsiasi attività che vuole crescere e andare oltre gli orizzonti del confine italiano. Si tratta di un processo molto importante e delicato con il quale si cerca di replicare all’estero ciò che va bene in Italia.

 

Purtroppo non tutti sono in grado di portare al termine questo processo: devi capire perché andare all’estero, cosa significa internazionalizzare e come devi operare per eliminare eventuali conseguenze di carattere fiscale.

 

Grazie alla strategia studiata dai nostri professionisti è possibile espandere la propria azienda oltre confini anche rimanendo in Italia e pagando solo 1,2%, senza incorrere in rischi e annullando l’impatto del Fisco.

 

Cosa significa internazionalizzare?

 

Internazionalizzare un’impresa significa interagire con i mercati non italiani per vendere i propri prodotti/servizi all’estero, acquistare da fornitori esteri su sede estera, produrre o avere sede estera e trovare fonti di finanziamento all’estero.

 

Non esiste un Paese migliore dell’altro, esiste il Paese giusto per il business giusto

Rispetto all’Italia quasi tutti i Paesi del mondo offrono benefici fiscali. Il vero tema non è quale Paese offre un’imposizione fiscale più bassa: qual è il Paese che offre una maggiore congruenza con la tua attività.

 

Ad esempio, se hai tanti clienti in Inghilterra, il paese più giusto per espanderti è il Regno Unito. Ma se vivi in Italia ed eserciti la tua attività solo nel nostro paese, non ha senso che tu vada all’estero.

 

È opportuno andare all’estero solo se ci sono reali motivi commerciali per farlo altrimenti si può rimanere tranquillamente in Italia.

 

Esterovestizione: l’illecito che devi evitare assolutamente

 

L’apertura di una sede all’estero è un processo che deve essere delineato e attuato dettagliatamente. 

Se apri una società fuori, la stessa deve “camminare con le proprie gambe”, cioè deve avere la sede amministrativa e la direzione effettiva all’estero. Per contrastare i fenomeni di delocalizzazione fittizia devi fornire al Fisco una prova che dimostri di aver mantenuto la sede dell’amministrazione all’estero.

 

Se non riesci a dimostrare questo la tua società è esterovestita.

Una società è soggetta ad esterovestizione quando simula di avere la residenza fiscale all’estero – solo per pagare meno tasse – ma in realtà il personale direttivo e non direttivo e uffici amministrativi in Italia, oggetto dell’attività in Italia.

 

Se non sei in grado di dimostrare che amministrazione ed attività siano all’estero, sei a tutti gli effetti residente in Italia e – come tale – soggetto a tassazione italiana, poiché alla base di tutto c’è il principio della residenza fiscale: qualsiasi soggetto residente in Italia che ha un reddito estero viene tassato sempre in Italia.

 

Andare all’estero in maniera trasparente e senza subire sanzioni

 

Non ha senso creare qualcosa di fittizio per pagare meno tasse, perché il Fisco prima o poi ti scoprirà. E quando ti porta il conto. Se vai all’estero non devi vivere con il patema d’animo che il Fisco ti porta il conto ma devi attuare una pianificazione fiscale internazionale che sia fiscalmente inattaccabile.

 

E qui entra in gioco il nostro tanto amato schema Holding-Trading che ti consente di espandere la tua azienda all’estero – rimanendo in Italia – senza incorrere in rischi e annullando l’impatto del Fisco: paghi solo 1,2% di tasse.

 

I vantaggi di questo schema si applicano anche alle partecipazioni detenute in altri stati dell’UE – non solo quelle italiane – e rappresentano il modo più sicuro, trasparente e lecito per riportare in Italia gli utili conseguiti in UE.

 

Questo schema presuppone la presenza di due società:

 

– società madre che detiene la partecipazione;

 

– società figlia che sarebbe la società operativa.

 

La caratteristica che rende vantaggio questo schema è che – gli utili che arrivano alla holding – sono già tassati all’interno della società operativa (nella società figlia) e solo il 5% degli utili distribuiti è in capo alla società holding. 

Il restante 95% è esente, quindi paghi il 24% solo sul 5% degli utili entrati nella società madre, che si traduce nell’1,2%

 

In campo internazionale lo schema può essere tradotto dalla presenza holding italiana (madre) che controlla:

 

– una srl italiana con sede e amministrazione in Italia, nonché clienti italiani;

 

– una ltd inglese (l’equivalente della srl italiana) con sede e amministrazione in Inghilterra, nonché clienti inglesi.

 

Tutto ciò che produci – in questo caso – con la ltd inglese lo puoi riportare in Italia e pagare solo l’1,2%, poiché tutti gli utili che arrivano alla holding sono già tassati in Inghilterra.

 

Se pensi di avere clienti all’estero o senti la necessità di doverti espandere per crescere, chiedi la tua CONSULENZA GRATUITA: un nostro consulente – sulla base delle tue esigenze – valuterà se ci sono i presupposti per offrirti questo ed altri nostri servizi per abbattere il carico fiscale.


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