IRES: cos’è, chi la paga, come si versa

di Soluzione Tasse
30 Apr, 2024
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    L’Ires, pseudonimo di Imposta sui Redditi delle Società, è un’imposta personale e proporzionale che interessa prettamente le imprese che basano la propria formazione sulla composizione di società. Differentemente dalle persone fisiche, che sono tenute a pagare l’Irpef, le società sono quindi obbligate a pagare l’Ires al 24%. Come approfondiremo successivamente, al fini del suo calcolo non è possibile dedurre (leggi la differenza tra detrazioni e deduzioni) tutti i costi sostenuti dalla società, ma si tratta di un calcolo relativamente complicato che deve essere possibilmente svolto da figure professionali.

     

    Cos’è l’Ires?

    Il significato di Ires è Imposta sul reddito delle società. Si tratta di un’imposta non progressiva e, indipendentemente dal reddito prodotto, tutti i soggetti obbligati pagheranno la stessa aliquota.

    Negli anni, l’imposta ha subito vari cambiamenti:

    • 1954: Imposta sulle società;
    • 1974: imposta sulle società sostituita dall’Irpeg (Imposta sul Reddito delle Persone Giuridiche) e in vigore fino al 2003;
    • 1° gennaio 2004: introduzione dell’Ires in sostituzione dell’Irpeg con aliquota al 26,5%;
    • dal 2017 l’aliquota dovuta è pari al 24% della base imponibile (confermato anche nel 2024).

    I vari cambiamenti furono effettuati per armonizzare e modernizzare il sistema fiscale italiano con quello dei principali Paesi dell’Unione Europea.

    Il presupposto per l’applicazione dell’imposta è il possesso di redditi in denaro o in natura rientranti nelle categorie:

    • Redditi fondiari; 
    • Redditi di capitale;
    • Redditi di lavoro dipendente;
    • Redditi di lavoro autonomo;
    • Redditi d’impresa; 
    • Redditi diversi.

    Chi sono i soggetti Ires?

    Sono soggetti passivi Ires:

    • le società di capitali residenti;
    • gli enti commerciali e non commerciali residenti;
    • le società e gli enti di ogni tipo, con o senza personalità giuridica, non residenti;
    • i trust, residenti o non residenti;
    • gli organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) istituiti in Italia.

    Sono soggetti all’Ires se residenti ai fini fiscali in Italia:

    • spa, sapa e srl;
    • società cooperative e di mutua assicurazione;
    • le società europee;
    • gli enti pubblici e privati diversi dalle società;
    • i trust, residenti in Italia.

    Quali sono le aliquote?

    Come in precedenza appena accennato, l’Ires interessa il reddito definito dalle società e dagli enti. Nel tempo la propria aliquota è stata più volte ritoccata. Infatti, tra il 2008 e il 2016 l’aliquota era pari al 27,50%. Tuttavia, la legge di stabilità approvata nel 2016 ha sancito un abbassamento di tale aliquota al 24%, a decorrere dal periodo di imposta 2017.

    Come calcolare la base imponibile?

    Il calcolo della base imponibile Ires varia in base al tipo di attività esercitata:

    • società ed enti commerciali: si parte dalla determinazione dell’utile o perdita risultanti dal bilancio. All’utile o alla perdita vengono poi calcolate le variazioni in aumento o diminuzione previste dalla normativa fiscale per gli elementi attivi e passivi del reddito d’impresa.
    • enti non commerciali: vengono sommati tutti i redditi prodotti dall’ente (redditi d’impresa, fondiari, di capitale) e poi sottratte eventuali detrazioni, deduzioni ed esenzioni. 
    • società ed enti commerciali non residenti: il reddito complessivo è dato da tutti i redditi prodotti in Italia. La base imponibile si determina come somma dei redditi delle diverse categorie reddituali, tra cui il reddito d’impresa prodotto tramite stabile organizzazione in Italia. 

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    Come si versa l’Ires?

    Ottenuta la base imponibile, viene applicata l’aliquota del 24% uguale per tutti i soggetti obbligati al versamento dell’imposta. I codici tributi utilizzati per il versamento del’Ires sono generalmente i seguenti:

    • codice tributo 2001: per la prima rata dell’acconto;
    • codice tributo 2002: per la seconda rata dell’acconto;
    • codice tributo 2003: per versare il saldo.

    Il mezzo da utilizzare per il pagamento dell’imposta è il classico Modello F24.

    Le scadenze previste per il pagamento dell’imposta sono le seguenti:

    • il pagamento del saldo 2023 e primo acconto 2024 scade il 1° luglio 2024 (posto che il 30 giugno cade di domenica) pari al 40%. In alternativa, il versamento può essere posticipato al 31 luglio 2024 maggiorazione dello 0,4%;
    • entro il 30 novembre dovrà versare la parte rimanente – pari al 60% dell’importo totale.

    FAQ Ires: le risposte alle tue domande

    Che cos’è l’Ires chi la paga?

    L’Ires è Imposta sul Reddito delle Società. È dovuta solo da una parte delle società e degli enti operanti in Italia. È un tributo non progressivo – tutti i soggetti obbligati pagano la stessa aliquota del 24%.

    Quando si paga l’Ires?

    Entro il 30 giugno 2023 va versato il saldo dell’anno precedente e l’acconto, nella misura del 40%, per l’anno seguente. Entro 30 novembre 2023 va versata la seconda rata di acconto nella misura del 60%.

    Chi paga l’Ires?

    L’Ires è dovuta dalle società di capitali (srl o spa), le società europee, le cooperative e i trust.

    Quanto paga di Ires una Srl?

    La srl paga l’Ires al 24% più l’Irap al 3,9% (percentuale che può essere alzata o abbassata di quasi un punto percentuale dalle regioni).

    Come ottimizzare l’IRES per la tua azienda?

    La tassazione in Italia non è mai come viene spiegata. Ad esempio, una srl pur avendo una tassa piatta, pari al 24%, rischia di raggiungere un livello di tassazione pari al 70%.

    Una percentuale elevatissima ma facilmente comprensibile. All’Ires, infatti, vanno aggiunte:

    • Irap al 3,9% (ogni regione può decidere la propria percentuale);
    • Inps soci (circa il 24%);
    • Imposta sostitutiva al 26% (applicata quando vengono distribuiti i dividendi).

    Un complesso di imposte che non aiuta chi fa impresa.

    Ogni imprenditore, per fare impresa in Italia e ridurre la tassazione della propria srl dovrebbe adottare un’adeguata pianificazione fiscale strategica: unico strumento in Italia in grado di ridurre la pressione fiscale che si abbatte sulle aziende.

    E se pensi che la pianificazione fiscale sia un’attività immorale o evasiva, ti sbagli. La pianificazione fiscale è un diritto del contribuente.

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