Ivie e Ivafe: cosa sono, come si pagano e come si calcolano

di Redazione Soluzione Tasse
8 Feb, 2024
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    L’IVIE e l’IVAFE sono due imposte dovute dai contribuenti residenti in Italia con beni esteri. Equiparate a IMU e bollo, vanno comprese e pagate correttamente per evitare complicazioni fiscali. Scopri di più in questo articolo.

    Cos’è l’Ivie?

    L’Ivie, acronimo di Imposta sugli investimenti immobiliari all’estero, è un tassa patrimoniale che colpisce tutti i possessori di immobili situati fuori dall’Italia.

    Il presupposto per l’applicazione dell’imposta è la titolarità titolare del diritto reale, in questo caso un bene immobiliare estero, da parte di un soggetto fiscalmente residente nel territorio italiano.

    Sostanzialmente, se possiedi un immobile in Germania, e sei fiscalmente residente in italia, sei obbligato a versare l’imposta patrimoniale. 

    L’imposta, entrata in vigore nel 2012, con la Legge n. 214/2011,  è stata introdotta nel nostro ordinamento per rispondere alla necessità di far conoscere al Fisco italiano un eventuale possesso di beni oltre il territorio nazionale.

    L’Agenzia delle Entrate, infatti, attraverso il monitoraggio fiscale, effettuato dai soggetti possessori di questi beni, è in grado di verificare quali sono i beni detenuti oltre confine, da tutti i soggetti residenti. 

    I soggetti tenuti a versare l’Ivie sono i seguenti: 

    • società di persone (sas e snc);
    • società semplici;
    • associazioni professionali;
    • trust e fondazioni;
    • persone fisiche residenti in Italia indipendentemente dalla nazionalità.

    Sono obbligati a versare l’Ivie anche tutti gli altri enti non commerciali che siano proprietari di diritti reali. Ad esempio, siano titolari di un usufrutto o diritto di abitazione all’estero.

    Cos’è l’Ivafe

    L’Ivafe, invece, è l’Imposta sul Valore delle Attività all’Estero. Si tratta dell’imposta dovuta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero da persone fisiche residenti in Italia.

    Il presupposto dell’Ivafe è la detenzione di un’attività all’estero. Ad esempio, tu che sei residenti in Italia, ma hai un conto corrente o un libretto di risparmio all’estero, sei tenuto al versamento dell’imposta.

    I soggetti tenuti al versamento dell’imposta sono:

    • persone fisiche;
    • enti non commerciali;
    • trust e le fondazioni;
    • società semplici e gli enti equiparati ad esse.

    Il pagamento è dovuto anche dai soggetti obbligati al monitoraggio fiscale, e quindi tenuti a fare la dichiarazione per gli investimenti e le attività.

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    Differenze principali

    Ivie e Ivafe sono spesso confuse, ma sono imposte completamente diverse. La principale differenza risiede nel presupposto per l’applicazione di ognuna.

    L’Ivie potremmo paragonarla alla nostra Imu (pagata sugli immobili detenuti in Italia ma non sulla prima casa). In questo caso, però, va a colpire, per far emergere la detenzione e far pagare più tasse ai contribuenti, gli immobili detenuti in uno Paese diverso da quello italiano.

    Il presupposto, infatti, è la detenzione di un immobile (non Italia).

    L’Ivafe è l’imposta di bollo per i conti correnti o i titoli finanziari detenuti all’estero. Il suo obiettivo è evidenziare la titolarità di tali conti o attività finanziarie e tassarle di conseguenza.

    In breve, una colpisce gli immobili, l’altra le attività finanziarie.

    Come si paga l’Ivie

    L’Ivie viene calcolata proporzionalmente e dipende da due fattori:

    • quota di possesso;
    • mesi di possesso durante l’anno (che viene calcolato nel momento in cui il possesso si è protratto per almeno 15 giorni (Circolare n. 28/E/2012 l’Agenzia delle Entrate).

    L’imposta è dovuta anche se il bene risulta in possesso come comunione di bene. In questo caso, ogni possessore è tenuto al versamento dell’Ivie in base alla quota di possesso.

    L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare sopra indicata, afferma anche che, nel caso in cui si verifica una situazione di interposizione di persona (destinatario del bene ma non possessore ) l’obbligo di versare l’imposta è sempre dovuto. In questo caso, l’obbligo impositivo ricade sul soggetto che dispone veramente dell’immobile.

    L’aliquota dell’imposta patrimoniale è pari allo 1,06% del valore degli immobili esteri (aumentata dalla Legge di Bilancio 2024, prima era pari allo 0,76%). L’importo da pagare dipende dal valore del bene, indipendentemente dalla quota o mesi di possesso del bene. 

    L’imposta non va versata sempre, ma solo quando dal calcolo (che vedremo di seguito) l’importo da pagare sia superiore a 200 euro. Nel caso di specie, però, se detieni un immobbile all’estero sei sempre tenuto a dichiararlo e quindi obbligato alla compilazione del quadro RW del Modello Redditi.

    L’aliquota scende 0,4% se si tratta di immobili adibiti ad abitazione principale che in Italia risultano classificati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. 

    Per questi immobili, è possibile detrarre l’imposta fino a un massimo di 200 euro. Nel caso di immobili in comunione, la detrazione è spettante in modo proporzionale a ciascun partecipante in base alla quota di possesso.

    Il versamento va  effettuato entro il termine per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative all’anno di riferimento tramite modello F24.

    Come si paga l’Ivafe

    L’Imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe) viene stabilita nella misura del 4 per mille annuo del valore dei prodotti finanziari detenuti in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato individuati. È dovuta proporzionalmente alla quota e al periodo di detenzione dell’attività finanziaria.

    Tuttavia, l’imposta è stabilita in misura fissa per i conti correnti e i libretti di risparmio e si distingue in base ai possessori:

    • 34,20 euro per le persone fisiche;
    • 100 euro per tutti gli altri (trust, società semplice, ecc.).

    La base imponibile dell’Ivafe è data dal valore dei conti correnti, dei prodotti finanziari e dei libretti di risparmio detenuti all’estero dai contribuenti residenti nel territorio italiano.

    Per evitare la doppia imposizione, l’Ivafe si deduce, fino a formare un credito pari a ciò che è stato versato  nello Stato in cui sono detenuti i prodotti finanziari, i conti correnti e i libretti di risparmio.

    Il versamento va  effettuato entro il termine per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative all’anno di riferimento tramite modello F24.

    Un aumento inaspettato: ma è possibile pagare di meno?

    Un aumento delle due tasse improvviso con la Legge di Bilancio 2024. Ma non sono le uniche, perché altre tasse sono “cresciute”.

    Purtroppo, chi si aspettava una riduzione delle tasse, con la Riforma Fiscale prima e con la Manovra ora, vedrà le proprie aspettative inattese. A pagare, come sempre, sono le imprese, il motore dell’economia italiana e del mondo del lavoro.

    Tuttavia, se hai a cuore la tua impresa, hai la possibilità di pagare meno tasse ugualmente.

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