Nome o Marchio registrato: la sottile differenza che ti risparmiare 15.000 euro l’anno

Settembre 2, 2020 | in
registrare il marchio requisiti e importanza

L’apertura di un’attività non nasce dal nulla ma è frutto di una serie di valutazione da fare: quale forma giuridica utilizzare, quale struttura di business avviare, il tipo di prodotto o servizio mettere sul mercato.

 

Sbagliare, anche un singolo elemento, significa perdere quasi tutto l’investimento perché, si mette a rischio il patrimonio e i guadagni vengono utilizzati solo per pagare le tasse.

 

Oggi vediamo come, Andrea, nonostante lo sbaglio iniziale è riuscito a metterci una pezza e far crescere esponenzialmente il business risparmiando un sacco di tasse grazie ai redditi diversi derivanti dal marchio registrato, da non confondere con nome (e vedrai il perchè).

 

Redditi diversi: cosa sono?

 

I redditi diversi sono quei redditi disciplinati agli articoli 67-71 del Testo unico sulle imposte sui redditi, o Tuir. Vengono così denominati se non costituiscono

redditi di capitale, ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni, attraverso imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice. 

 

Costituiscono, pertanto, quella categoria di reddito che non rientra nella categoria disciplinata dall’articolo 6 del Tuir, ossia i redditi di impresa. 

 

Sono redditi diversi: le plusvalenze, i premi, le vincite, le indennità e i redditi di natura fondiaria non determinabili catastalmente. La normativa prevede che su questi redditi non sia prevista la tassazione contributiva Inps (la vera tortura per chi fa impresa in Italia).

 

Situazione prima: una forma giuridica limitante per far business e ridurre le tasse

 

Il cliente in questione era un cuoco e operava come ditta individuale. Da sempre appassionato di cucina, non si era mai interessato al lavoro in un ristorante: preferiva insegnare agli altri a cucinare, e fare da chef privato per eventi e celebrazioni. 

 

La sua attività era partita in sordina. Ben presto – grazie alle sue eccellenti qualità

di cuoco e di venditore – aveva cominciato a ingranare, con conseguente crescita del volume di fatturato. E, ovviamente, di imposizione fiscale.

 

L’impostazione dell’attività, mai mutata dagli esordi, non offriva grandi possibilità di pianificazione fiscale. Come spesso accade in caso di ditte individuali, la prima soluzione individuata per il cliente fu trasformare la ditta in Srl.

 

Concluso questo passaggio, la persona fisica Andrea e la persona giuridica Srl erano due soggetti completamente distinti, beneficiando di tutti i vantaggi del caso, quali:

 

– protezione del patrimonio, a rispondere dei debiti dell’attività, non è più Andrea persona fisica ma la nuova Srl. Il patrimonio personale di Andrea, così, è salvo da ogni possibili attacco di terzi (Banche o fornitori e perché no? Anche il Fisco).

 

– riduzione dell’imposizione fiscale (che ora andremo a vedere).

 

Andrea, resterà profondamente sorpreso e soddisfatto della pianificazione fiscale.

 

Situazione dopo: incredibili strumenti di pianificazione fiscale

 

Con la nuova configurazione, infatti, si poteva anche utilizzare la normativa sulle royalties dei marchi per abbattere ulteriormente l’imposizione fiscale.

 

Infatti Andrea aveva creato un marchio per presentare la sua attività, ma di fatto quel marchio non esisteva, nel senso che non era mai stato registrato. E quando non è registrato è impossibile beneficiare dei vantaggi fiscale, perché si tratta solo di un nome dato così, quasi a caso.

 

Ora poteva registrarlo, intestarlo alla sua persona fisica e cederlo in utilizzo alla società.

 

A questo link puoi scoprire requisiti e importanza per registrare il marchio.

 

In questo modo, le royalties che l’azienda gli avrebbe pagato diventavano un costo

inerente che quest’ultima avrebbe potuto dedurre integralmente, mentre per lui sarebbero stati un reddito diverso.

 

15.000 euro in meno grazie ai redditi diversi

 

Grazie alla strategia proposta dai Commercialisti di Soluzione Tasse, Andrea poteva ricevere il 10% del suo fatturato che, tradotto in soldoni singnifica circa 15.000 euro all’anno – senza pagarvi contributi Inps. Se paragoniamo quell’entrata a un normale compenso da amministratore, significa risparmiare circa 4.500 euro all’anno.

 

Le royalties sui marchi – come quelle sui brevetti, sui software, sui contenuti creativi e sui diritti d’autore – rientrano sempre tra i redditi diversi, quindi non sono mai soggetti a contribuzione previdenziale se non conseguiti nell’ambito di una attività commerciale.

 

Per scoprire di più segui il link: Marchio e royalties: sfrutta il logo della tua azienda e risparmia tasse.

 

Inoltre, per alcune categorie ci sono anche ulteriori vantaggi fiscali, perché in base all’età del percettore e alla tipologia di royalties c’è una riduzione forfettaria della base imponibile soggetta a tassazione Irpef.

 

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