Il 7 maggio 2026, in Corte di Cassazione, è stato depositato il testo di una proposta di legge d’iniziativa popolare che riapre il tema più scomodo della fiscalità italiana: una tassa patrimoniale sulla ricchezza degli italiani.
Come sempre, quando le casse dello Stato iniziano a piangere, il dibattito sulla patrimoniale torna prepotentemente sempre più attuale.
La proposta sulla patrimoniale 2026 si chiama “1% Equo“. Sulla carta è solo una proposta: deve ancora raccogliere 50.000 firme tra il 15 maggio e il 15 novembre 2026 per arrivare in Parlamento. Ma il meccanismo è già scritto, le aliquote sono già fissate e – per un imprenditore come te, con immobili, partecipazioni o liquidità importante – vale la pena capire subito di cosa stiamo parlando.
Perché il punto non è se questa proposta diventerà legge, o meno. Il punto è che il dibattito sulla patrimoniale torna sempre sul tavolo – e stavolta con cifre precise rispetto al passato. Pertanto, devi informati prima, anche perché, ignorare un possibile cambio normativo, non è una strategia valida.
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Come funziona e chi colpisce la nuova tassa patrimoniale 2026?
- Tassa patrimoniale: cos’è e cosa prevede la proposta “1% Equo”
- Le 4 aliquote della tassa patrimoniale 2026: chi paga quanto
- Tre esempi concreti di calcolo della tassa patrimoniale 2026
- La riforma dell’imposta di successione: la parte di cui si parla meno
- Tassa patrimoniale proposta, ma non legge: prossimi passi e i tempi reali
- Se se ne parla, qualcosa si sta muovendo: perché conviene pianificare adesso
Tassa patrimoniale: cos’è e cosa prevede la proposta “1% Equo”
La proposta legge sulla tassa patrimoniale si basa su due pilastri:
- una nuova imposta patrimoniale progressiva sui patrimoni netti superiori a 2 milioni di euro;
- una riforma dell’imposta di successione che alza le aliquote attuali fino a portarle in linea con la media europea.
Obiettivo della proposta di legge
L’obiettivo della legge è doppio:
- aumentare la progressività contributiva del sistema (richiamando l’articolo 53 della Costituzione);
- finanziare un alleggerimento dell’IRPEF sui redditi medio-bassi, oltre a sanità, istruzione, casa e welfare.
Risultato? I ricchi pagano di più e finanziano il taglio delle tasse.
La base imponibile della tassa patrimoniale: cosa entra e cosa esce
La patrimoniale si applicherebbe al patrimonio netto (valore totale degli asset meno i debiti). Nel calcolo entrerebbero:
- immobili (escluso il valore della prima casa);
- investimenti finanziari e liquidità;
- quote societarie e partecipazioni;
- beni di lusso e altri asset patrimoniali.
Importante: le somme già versate per IMU sulle seconde case, IVIE sugli immobili all’estero e IVAFE sulle attività finanziarie estere verrebbero scalate dall’importo dovuto. Una sorta di credito d’imposta per evitare doppia tassazione patrimoniale.
Le 4 aliquote della tassa patrimoniale 2026: chi paga quanto
Le aliquote della patrimoniale 2026 sono 4, il meccanismo è a scaglioni, come l’IRPEF: chi ha un patrimonio più alto, paga di più.
| Scaglione di patrimonio netto | Aliquota |
|---|---|
| Fino a 2 milioni | 0% (franchigia) |
| Da 2 a 5 milioni | 1% |
| Da 5 a 8 milioni | 1,7% |
| Da 8 a 20 milioni | 2,1% |
| Oltre 20 milioni | 3,5% |
La franchigia di 2 milioni e il fatto che la prima casa sia esclusa restringono significativamente la platea.
Tre esempi concreti di calcolo della tassa patrimoniale 2026
Per capire davvero l’impatto serve ragionare su casi concreti. Vediamo tre profili tipici di imprenditore.
Esempio 1 – Imprenditore con patrimonio netto di 2,8 milioni
Un imprenditore con una SRL avviata, qualche immobile a reddito e investimenti finanziari.
Patrimonio netto 2,8 milioni (esclusa la prima casa):
- quota sotto franchigia (2 milioni): non tassata;
- quota oltre franchigia (800.000 €): tassata all’1%;
- patrimoniale annua: 8.000 €.
Incidenza sul patrimonio totale: meno dello 0,3%. Sostenibile, ma è un esborso fisso ogni anno.
Esempio 2 – Famiglia imprenditoriale con patrimonio di 6 milioni
Patrimonio composto da immobili a reddito, titoli e partecipazioni societarie.
Patrimonio netto 6 milioni:
- da 2 a 5 milioni → 1% su 3 milioni = 30.000 €;
- da 5 a 6 milioni → 1,7% su 1 milione = 17.000 €;
- patrimoniale annua: 47.000 €.
Qui l’incidenza sale verso lo 0,8%. Su 10 anni significa quasi mezzo milione di euro.
Esempio 3 – Patrimonio strutturato da 25 milioni
Tipico profilo di holding familiare consolidata.
Patrimonio netto 25 milioni:
- da 2 a 5 milioni → 1% su 3 milioni = 30.000 €;
- da 5 a 8 milioni → 1,7% su 3 milioni = 51.000 €;
- da 8 a 20 milioni → 2,1% su 12 milioni = 252.000 €;
- oltre 20 milioni → 3,5% su 5 milioni = 175.000 €;
- patrimoniale annua: 508.000 €.
Su un patrimonio da 1 miliardo, il conto sale a circa 34,5 milioni di euro ogni anno.
La riforma dell’imposta di successione: la parte di cui si parla meno
Il secondo pilastro della proposta, quello di cui parla meno, riguarda l’imposta di successione. Potenzialmente più impattante per chi sta pensando al passaggio generazionale della propria azienda. Se pensiamo che secondo una Global NextGen Survey di PwC, sono previsti passaggio generazionali per circa 6 miliardi.
Oggi l’imposta di successione in linea retta (genitori-figli, tra coniugi) prevede:
- franchigia: 1 milione di euro per erede
- aliquota: 4% sulla quota eccedente
La proposta manterrebbe la franchigia da 1 milione per la linea retta, ma alzerebbe drasticamente le aliquote oltre quella soglia:
| Tipo di trasferimento | Aliquota attuale | Aliquota proposta |
|---|---|---|
| Linea retta (figli, coniuge) | 4% | fino al 15% |
| Soggetti esterni al nucleo familiare | 8% | fino al 22% |
Per chi ha costruito un patrimonio aziendale significativo e vuole trasferirlo alla generazione successiva, parliamo di un aumento dell’imposta che può arrivare a triplicare o quadruplicare rispetto a oggi.
Tassa patrimoniale proposta, ma non legge: prossimi passi e i tempi reali
Senza creare allarmismi inutili ma senza nemmeno minimizzare, ecco i prossimi step che subirà la proposta:
- raccolta firme (15 maggio – 15 novembre 2026): il comitato deve raccogliere almeno 50.000 firme. Si può firmare ai banchetti o online tramite SPID e Carta d’Identità Elettronica sulla piattaforma pubblica;
- se la soglia viene raggiunta: la proposta arriva in Parlamento. Qui sta il punto critico: le proposte di legge popolari non obbligano Camera e Senato a votarle. I regolamenti parlamentari prevedono spazi di discussione, ma non garantiscono un esito.
Se se ne parla, qualcosa si sta muovendo: perché conviene pianificare adesso
La proposta “1% Equo” è solo una proposta, è tutto ancora in alto mare. Però c’è un dato che vale la pena leggere bene: quando un tema entra nel dibattito pubblico con cifre precise, aliquote definite e stime di gettito, qualcosa sotto si sta già muovendo.
E sulla patrimoniale un punto fermo c’è: l’Italia ha un debito pubblico oltre il 135% del PIL e una pressione fiscale sui redditi da lavoro che è strutturalmente alta. Quando si cercano risorse, la ricchezza accumulata è un bersaglio che torna ciclicamente sul tavolo. Non significa che la patrimoniale arriverà domani: significa che ogni 3-5 anni il tema riemerge, e prima o poi qualcuno troverà la formula sostenibile per introdurla (magari mascherata, magari su soglie diverse, magari solo sui patrimoni finanziari).
Attenzione alla successione: perché pianificare ora
Sulle successioni il discorso è ancora più chiaro. Oggi in Italia un figlio eredita 5 milioni di euro dal padre e paga 160.000 euro di imposta (il 4% su 4 milioni, dopo la franchigia da 1 milione). In Francia, sullo stesso passaggio, ne pagherebbe oltre 1,8 milioni. In Germania circa 700.000. Nel Regno Unito il 40% sopra la franchigia. Siamo, di fatto, un paradiso fiscale europeo sulle successioni — e questa è una posizione anomala che il legislatore, prima o poi, allineerà alla media UE. Non è una previsione politica: è aritmetica di gettito.
La riforma proposta sulle successioni è il segnale più chiaro: il legislatore (presto o tardi, di destra o di sinistra) guarderà a quel pezzo di tassazione. Patti di famiglia, donazioni in vita, conferimenti in holding, polizze, trust: sono strumenti che esistono e funzionano, ma vanno impostati prima che il quadro normativo cambi, non dopo.
Se gestisci un’azienda strutturata, una holding o un patrimonio importante hai due opzioni: aspettare di vedere e poi rincorrere le novità normative, oppure costruire oggi una struttura che regga i prossimi cambiamenti, qualunque siano.
La seconda opzione costa meno. Sempre.
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