Patrimonio aziendale: limite e tassazione del trust

Ottobre 14, 2020 | in
Protezione del patrimonio

In tempi di crisi il processo di protezione del patrimonio aziendale sta diventando sempre più di dominio pubblico tra gli imprenditori. 

 

Proteggerlo non è semplice, devi sapere scegliere qual è lo strumento più adatto alle esigenze tue e della tua azienda. Tra i tanti, abbiamo il trust, uno strumento complicato e con diversi limiti, anche se a livello fiscale possa risultare molto vantaggioso.

 

Trust e protezione del patrimonio aziendale: sai che può essere revocato?

 

Introdotto per la prima nell’ordinamento giuridico italiano dalla Finanziaria 2007 (prima era disciplinato dalla normativa anglosassone), il trust è un istituto giuridico attraverso il quale un soggetto (disponente) trasferisce alcuni beni di sua proprietà ad altro soggetto (c.d. trustee).

 

Tra i soggetti del trust, abbiamo anche i beneficiari che distinguiamo in:

 

– beneficiari di reddito che godono dei frutti del Trust;

 

– beneficiari finali che riceveranno il fondo in Trust e che ne acquisiscono la proprietà.

 

In pratica tu, disponente, trasferisci i beni della tua azienda nelle mani del trustee il quale si impegna a gestirli secondo le indicazione e nell’interesse dello stesso disponente, appunto.

 

I beni vengono segregati, perché nelle mani del trustee, e non possono essere attaccati dai creditori né dello stesso trustee che del disponente. Tutto molto semplice, sembrerebbe – invece no!

 

Il trust devi sapere che è un strumento molto complicato da usare ma molto semplice da revocare e, di conseguenza, esposizione del patrimonio aziendale ai rischi del caso.

 

Leggi anche: I 5 rischi che possono minacciare il tuo patrimonio aziendale

 

E questo quando avviene? Quando, il Disponente funge anche da Trustee e beneficiario contemporaneamente. Qui è abbastanza palese che la funzione per il quale il trust è stato chiamato non esiste, non c’è segregazione del patrimonio, e a gestire e beneficiare dello strumento è sempre la stessa persona.

 

Insomma, non è valido e non ha motivo di esistere: è evidente che viene utilizzato solo per sfuggire dal Fisco, per mettere al riparo i beni perché magari si hanno forti debiti con l’Erario.

 

Ma non è solo l’unico limite: il Disponente, quando cede i beni al Trustee, da delle indicazioni precisi sull’obiettivo che vuole raggiungere. Dopo aver contratto tutto, non può più andare a dire al Trustee di cambiare programma rispetto a quello prestabilito in fase di istituzione.

 

Anche qua, il trust non svolge la propria funzione e quindi può essere sciolto.

 

Trust: come viene tassato?

 

Come detto i beni sono segregati totalmente. Tuttavia rimane da capire chi deve rispondere di quelle obbligazioni nate dalla gestione dello stesso trust. Si è posto il problema, infatti, di individuare, tra i vari attori del trust, il soggetto al quale devono essere astrattamente attribuiti i redditi prodotti.

 

La finanziaria 2007 che i redditi maturati dal trust sono assoggettati ad Ires e che gli stessi vanno imputati ai soggetti beneficiari. Ciò che ne deriva è che, i redditi maturati da Trus scontano l’Ires al 24%, qualora questi redditi non vanno imputati ai soggetti beneficiari.

 

Il trustee, appena determinato il reddito, indica quale appartiene al trust – che sconta Ires – e quale si beneficiari che pagheranno le imposte sul reddito. Ai fini prettamente fiscali, come precisato anche nella circolare ministeriale n.48/E del 06 agosto 2007, individuiamo due categoria di trust:

 

– trasparenti, cui reddito prodotto viene imputato per trasparenza direttamente in capo ai beneficiari di reddito individuati;

 

– opachi, qui non abbiamo beneficiari di reddito individuati ed  i redditi vengono imputati direttamente in capo al trust. 

 

Tuttavia è possibile istituire contemporaneamente il trust opaco e trasparente, dividendo il reddito prodotto tra i beneficiari individuati e una parte accantonata all’interno del trust.

 

Da questa distinzione ne deriva che, utilizzare il trust opaco, è estremamente vantaggioso, se i redditi derivanti dai beni in trust sono tassati con le regole dei soggetti Ires e quindi soggetti ad un’aliquota inferiore rispetto a quella in capo alle persone fisiche. 

 

Sceglierlo o non sceglierlo per proteggere il patrimonio?



Tuttavia, è stato più volte ribadito che, istituire un trust, solo per beneficiare del vantaggio fiscale, non può essere definito un vero trust. Pertanto, prima di decidere di utilizzare il trust, è necessario fare le giuste valutazioni e non fermarsi solo all’aspetto fiscale.

 

Tra l’altro, per le gestione e protezione del patrimonio aziendale, non è l’unico strumento che puoi utilizzare. Il nostro ordinamento mette a disposizione diversi e bisogna scegliere sulla base delle proprie esigenze.

 

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