Quante tasse paga una partita iva e quali strategie utilizzare per ridurle

Luglio 28, 2021 | in
Quante tasse paga una partita iva

Le tasse in Italia sono tante e alte. La pressione fiscale raggiunge quasi il 60% dell’utile prodotto. Questo dato spesso dipende dalla forma giuridica scelta dall’imprenditore: il destino fiscale di un’impresa dipende proprio dalla struttura scelta.

 

Ma sai quante tasse paga una partita Iva in Italia? Andiamo a fare una panoramica di quelle più importanti valutando anche la strategia da applicare per ridurle in maniera fiscalmente inattaccabile.

 

Quante tasse paga una partita iva

 

Secondo “The Financial Complexity Index 2018” di TFM Group (multinazionale di servizi finanziari e contabili con sede ad Amsterdam), il nostro sistema fiscale è tra i più complessi al mondo.

La complessità dipende, report alla mano, dalla dispersione delle tasse su vari livelli:

 

– statali (Irpef, Ires e Iva);

 

– regionali (Irap);

 

– comunali (Imu, Tasi, tassa sulla pubblicità e Tari).

 

Irpef: Imposta sui redditi delle persone fisiche

 

L’Irpef è un’imposta personale e progressiva alla quale sono soggette tutte le persone fisiche residenti e non nel territorio dello Stato. Il presupposto dell’Irpef per i residenti è la titolarità di un reddito appartenente a categorie quali lavoro dipendente, da lavoro autonomo, da attività d’impresa e simili.

 

Per i non residenti, invece, si considerano solo i redditi prodotti in Italia. In parole è la principale imposta che grava sulle persone fisiche, attualmente a scaglioni dal 23 al 43% in base al reddito dichiarato.

 

Ires: Imposta sui redditi delle società

 

Nell’ottica di rendere moderno il sistema fiscale italiano adeguandolo a quello europeo, è stata introdotta l’Ires con aliquota fissa al 24%. L’introduzione dell’Ires è stata fatta per sostituire l’Irpeg (Imposta sul reddito delle persone giuridiche). 

 

I soggetti sottoposti a questa imposta sono:

 

– società di capitali residenti nel territorio italiano;

 

– società di mutua assicurazione, ovvero particolari società mutualistiche operanti nel settore assicurativo italiano;

 

– società cooperative;

 

– enti pubblici e privati;

 

– trust residenti nel territorio italiano.

 

Insomma, per rendere più chiara l’idea, parliamo dell’imposta versata dalle srl.

 

Irap: Imposta regionale sulle attività produttive

 

È un tributo il cui gettito è a beneficio delle regioni. Il presupposto dell’Irap è l’esercizio abituale di un’attività organizzata autonomamente volta alla produzione e allo scambio di beni o servizi (all’interno del territorio della regione).

 

Si tratta dell’imposta più controversa dell’intero sistema fiscale italiano. Ci  sono infatti una serie di costi che l’azienda sostiene per svolgere la  propria attività (ad esempio lo stipendio dei propri dipendenti) che non sono deducibili ai fini Irap. 

 

A volte, nonostante questa imposta sia circa al 4%, per effetto di tale distorsione grava sulle imprese in termini finanziari più dell’Ires al 24%.

 

Imu: Imposta municipale propria 

 

L’Imu viene applicata sulla proprietà di un immobile. Nasce per sostituire l’Ici, o Imposta comunale sugli immobili, accorpando anche parte dell’Irpef e delle sue addizionali relative ai redditi di natura fondiaria su beni non locati. In sostanza, è la tassa sugli immobili

 

Poi ci sarebbero altri tributi di carattere comunale come, ad esempio, la TASI: tributo comunale per i servizi indivisibili che si calcola in base alla rendita catastale dei fabbricati. Oppure la tassa sulla pubblicità che varia da comune in comune.

 

Iva: Imposta sul valore aggiunto 

 

È un’imposta applicata sul valore aggiunto a ogni fase della produzione e scambio di beni, nonché di servizi. Si applica sulla cessione di beni e servizi effettuati all’interno del territorio italiano, da soggetti esercenti di attività d’impresa, arte e professioni. 

 

Trova anche applicazione sulle importazioni effettuate da qualsiasi soggetto residente nello Stato. È la tassa indiretta che fornisce più gettito allo Stato, in quanto la stragrande maggioranza degli acquisti vi sono assoggettati.

 

Inps: Istituto nazionale di previdenza sociale 

 

Il contributo Inps viene versato da artigiani, commercianti e lavoratori dipendenti (per il tramite dell’azienda) al fine di beneficiare, in futuro, di un trattamento pensionistico

 

Qualora i lavoratori autonomi non siano inquadrati come artigiani e commercianti, e non facciano parte di alcun ordine professionale dotato di cassa previdenziale, versano il contributo alla Gestione separata dell’Inps. Insomma, sono i famosi contributi per la pensione.

 

Ritenuta sugli utili societari

 

Ritenuta da versare dalla società ogni volta che viene deliberata la distribuzione degli utili di fine esercizio. Questi importi subiscono un prelievo applicando un’aliquota del 26%.

 

Diritto camerale

 

Tassa annuale da versare dalle tutte le attività iscritte nel Registro delle Imprese in favore della Camera di Commercio di competenza. Mentre le imprese individuali versano un contributo fisso (50 euro annuali), le altre imprese pagano un diritto camerale parametrato al fatturato conseguito nell’esercizio precedente.

 

Tante tasse come vedi, ma non sono le uniche, purtroppo. A queste si aggiunge anche il costo del lavoro, che è una delle voci di spesa più importanti e pesanti di un’azienda.

 

Come ridurle in maniera fiscalmente inattaccabile?

 

Ogni anno si parla di riforma fiscale, ormai è diventata una consuetudine. Tant’è che nel 2021, spinta anche dalla variante Covid, si pensava potesse essere l’anno giusto. Invece no, nemmeno questa volta verrà riformato il sistema fiscale italiano, uno dei più complessi al mondo. Tanto da rendere il tuo rapporto con il Fisco, di quasi inimicizia, e con il tuo Commercialista.

 

Tuttavia, anche se sono tante e alte, pagare le tasse è un dovere nonché un onere verso la comunità. Pensare di evadere o tantomeno aspettare la tanto agognata riforma fiscale che, forse, dovrebbe effettuare un ritocco al ribasso (si spera!) non è una soluzione plausibile.

 

Per cambiare il tuo rapporto con il Fisco, e Commercialista, e ridurre le tasse (perché devi sapere che c’è un modo giusto e un modo sbagliato di pagarle) devi adottare quella che noi definiamo intelligenza fiscale.

 

L’intelligenza fiscale è quel tipo competenza che ogni imprenditore dovrebbe sviluppare ma che, ahinoi, non fa, continuando a lamentarsi che in Italia è impossibile fare impresa e che è meglio trasferirsi all’estero. 

 

Grazie all’intelligenza fiscale renderai il tuo Commercialista il più prezioso business partner. Il tutto per stabilire la strategia migliore da applicare per creare un rapporto di amicizia con il Fisco per ridurre le tasse in maniera fiscalmente inattaccabile, valutando rischi e benefici.

 

L’essenza dell’intelligenza fiscale

 

Il concetto di fiscalmente inattaccabile è essenziale per comprendere che questo tipo di intelligenza – perché non devi trovare solo le soluzione da applicare per ridurre le tasse ma ti regale una serenità a 360° di fronte al Fisco – ti permette di contenere anche i danni anche di fronte alla più spiacevole delle eventualità: la tanto temuta verifica fiscale

 

Perché non è sufficiente che le strategie utilizzate siano lecite o legali: in fase di controllo, infatti, l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza può contestarti anche ciò che è lecito. E tu devi essere pronto a contenere eventuali danni.

 

Meglio attendere la riforma o applicare una serie di strategie per ridurre il peso del Fisco?

 

Se pensi sia ora di sviluppare l’intelligenza fiscale e applicare le soluzione per ridurre le tasse, chiedi adesso la tua consulenza gratuita.

 

Rispondendo a semplici domande verrai al più presto contattato da un nostro esperto di risparmio fiscale che valuterà, assieme a te, qual è la strategie migliore per la tua azienda.

 


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