Rinuncia TFM: conseguenze per società e amministratore

La rinuncia al TFM (Trattamento di Fine Mandato) da parte degli amministratori è un’operazione delicata che può generare impatti fiscali molto diversi a seconda che l’amministratore sia anche socio della società oppure no.

Secondo la Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate, se la rinuncia è effettuata da un amministratore socio, la società non sconta alcuna tassazione (nessuna sopravvenienza attiva) in base all’articolo 88, comma 4-bis, del TUIR. Se, invece, la rinuncia proviene da un amministratore non socio, l’azienda è costretta a tassare l’importo rinunciato come sopravvenienza attiva (articolo 88, comma 1, del TUIR). Per gli amministratori soci si apre un complesso scenario tra le pretese dell’Agenzia delle Entrate (che vorrebbe tassare la rinuncia) e le recenti difese offerte dalla Corte di Cassazione.

Continua a leggere l’articolo dove analizziamo le conseguenze fiscale della rinuncia al TFM – con particolare attenzione alla differenza tra amministratore socio e non socio.

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TFM (Trattamento di Fine Mandato): cosa succede quando l’amministratore rinuncia?

Il TFM -Trattamento di Fine Mandato – è una indennità erogata all’amministratore di una società al termine del suo incarico, accantonata nei bilanci aziendali e spesso garantita tramite un’apposita polizza assicurativa. In pratica, rappresenta una sorta di buonuscita, analoga al TFR dei dipendenti, ma destinata esclusivamente agli amministratori.

Permette alla tua azienda di accantonare somme deducibili per la liquidazione degli amministratori a fine incarico (, riducendo l’utile tassabile e, di conseguenza, il carico IRES. A patto che l’accantonamento derivi da un atto con data certa antecedente l’inizio del mandato.

Negli anni hai usato il TFM come un prezioso “salvadanaio” aziendale: accantonando quelle somme hai ridotto l’utile e, di conseguenza, hai pagato meno IRES. Tuttavia, può emergere la necessità per l’amministratore di rinunciare al TFM accumulato negli anni.

Ma cosa succede ai soldi risparmiati quando l’amministratore decide di rinunciarvi e lasciarli all’azienda?

Qui entra in gioco la risoluzione del 13/10/2017 n. 124 – Agenzia delle Entrate la quale ci spiega quali sono le conseguenze di un’eventuale rinuncia al TFM, basandosi su una singola variabile: l’amministratore è anche socio della tua impresa?

Caso 1: rinuncia al TFM da parte di un amministratore socio

Se l’amministratore che rinuncia al TFM è anche socio della tua azienda, la situazione dal punto di vista societario è favorevole.

Conseguenze società: nessuna tassa per l’azienda

La rinuncia operata dal socio non genera alcuna sopravvenienza attiva tassabile per l’azienda, ma solo fino a concorrenza del valore fiscale del credito rinunciato. Il legislatore equipara questa rinuncia a un vero e proprio versamento in conto capitale, rafforzando il patrimonio netto della società senza pesare sull’IRES.

Conseguenze amministratore: la Cassazione cancella l'”incasso giuridico”

Fino a poco tempo fa, la rinuncia al TFM per un socio amministratore si trasformava in un vero e proprio autogol fiscale. L’Agenzia delle Entrate e le vecchie sentenze (come la risoluzione 124/E/2017) applicavano la regola dell'”incasso giuridico”: per il Fisco era come se tu avessi prima incassato fisicamente la liquidazione e poi l’avessi lasciata nelle casse aziendali. Il risultato? L’obbligo di versare l’IRPEF di tasca tua su soldi che non avevi mai visto.

Con la storica L’ordinanza n. 16595 del 2023, la Corte di Cassazione lo scenario è ribaltato: la rinuncia a un credito non genera un reale incremento sul tuo conto corrente privato. E senza un arricchimento effettivo, il Fisco non ha alcun diritto di pretendere il pagamento delle imposte personali.

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Caso 2: rinuncia al TFM da parte di un amministratore non socio

Le regole si ribaltano completamente se il manager che decide di rinunciare alla sua liquidazione non detiene alcuna quota dell’azienda (un amministratore esterno).

Conseguenze società: tassazione per l’azienda

Senza la qualifica di socio tutto l’importo del TFM che avevi accantonato e dedotto negli anni passati per abbassare le tasse, si trasforma improvvisamente in un utile dell’anno in corso. La tua azienda dovrà iscrivere a bilancio una sopravvenienza attiva e pagarci sopra l’IRES se le quote sono state dedotte negli esercizi precedenti.

Conseguenze amministratore: scudo fiscale

Non percependo la somma e non potendo godere dell’incasso giuridico (poiché non sta patrimonializzando la società di cui non è socio), l’amministratore non subirà tassazione IRPEF. Il principio dell’incasso giuridico non è applicabile nemmeno in questo caso.

Pianifica la rinuncia al TFM senza subire stangate fiscali

La rinuncia al TFM è oggetto di un forte contrasto tra la prassi dell’Agenzia delle Entrate (che propende per l’incasso giuridico) e la recente giurisprudenza di Cassazione.

Non affidarti al caso o a consigli generici quando c’è in gioco la liquidità aziendale. La corretta impostazione del TFM, dalla sua origine con data certa fino alla sua eventuale rinuncia, richiede competenze specialistiche in pianificazione fiscale.

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FAQ Rinuncia TFM: le risposte alle tue domande

Quando l’amministrare può rinunciare al TFM?

L’amministratore può rinunciare al TFM in qualsiasi momento, ma è importante valutare attentamente le conseguenze fiscali, civilistiche e contabili legate alla sua posizione (socio o non socio).

Quali sono le conseguenze fiscali della rinuncia al TFM?

Le conseguenze fiscali della rinuncia al TFM cambiano a seconda che l’amministratore sia socio o non socio. Per il socio, la rinuncia può essere considerata un apporto al capitale. Per il non socio, la società potrebbe dover tassare l’importo rinunciato come sopravvenienza attiva, se precedentemente dedotto.

Conviene rinunciare al TFM o utilizzarlo come strumento fiscale?

Dipende! Il TFM può essere utilizzato per ridurre legalmente le imposte e creare un’indennità a favore dell’amministratore. Tuttavia, la rinuncia può essere valutata in ottica strategica solo con il supporto di esperti, per evitare rischi fiscali o contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

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