Valutazione rimanenze di magazzino: quali sono i criteri

di Redazione Soluzione Tasse
15 Feb, 2024
Tempo di lettura
( parole )

Conserva ora questo articolo!

Inserisci qui sotto il tuo nome e la tua email. Riceverai subito un'email, con un link per rileggere l’articolo tutte le volte che vuoi.

    Le rimanenze di magazzino sono le merci invendute di un’azienda. Sono una componente importante del bilancio aziendale perché influenzano il calcolo del reddito d’esercizio e la situazione patrimoniale. In questo articolo vediamo cosa sono, come si valutano, la loro imputazione in bilancio e la novità delle Legge di Bilancio 2024.

    Cosa sono le rimanenze di magazzino

    Le rimanenze di magazzino sono le merci che l’azienda ha in giacenza. Si tratta di costi sostenuti per l’acquisto di bene che, essendo rimasti invenduti, non hanno ancora generato valore durante l’esercizio.

    Le rimanenze di magazzino possono essere classificate in base a diversi criteri.

    Abbiamo quelle in stato di avanzamento del processo produttivo che si suddividono in:

    • Materie prime: elementi che attendono di essere utilizzati nel processo produttivo (legno, ferro, plastica, farina);
    • Prodotti in corso di lavorazione: beni che hanno già subito il processo di produzione ma non sono ancora completi (mobili o elettrodomestici);
    • Semilavorati: beni che possono essere utilizzati per realizzare altri (telai, componenti elettriche);
    • Prodotti finiti: beni pronti per essere venduti (scrivania, computer, vestiti).

    Troviamo le rimanenze classificate in base al criterio di destinazione:

    • Merci: beni comprati per essere rivenduti; 
    • Lavori in corso su ordinazione: beni che l’azienda sta producendo su commessa (impianto industriale, strade, ponti, dighe, navi).

    Abbiamo, poi, quelle classificate in base alla funzione:

    • Rimanenze di produzione: sono le rimanenze di materie prime, prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e prodotti finiti.
    • Rimanenze di consumo: beni utilizzati per il funzionamento dell’azienda (cancelleria, carburante, materiale di manutenzione).

    Infine abbiamo, le rimanenze classificate in base al criterio di ubicazione:

    • Rimanenze di proprietà: beni situati presso i magazzini dell’azienda.
    • Rimanenze in conto deposito: beni situati presso magazzini di terzi.

    In ultimo, quelle classificate in base al valore (elevato, medio e alto).

    Cosa dice la legge sulla valutazione delle rimanenze

    Le rimanenze possono essere anche definite come ricavi potenziali, perché se l’azienda, ad esempio, nel 2023 non è riuscita a venderle, le può tranquillamente mettere sul mercato nel 2024. 

    Per fare questo, però, deve:

    • rendicontare le merci: quantificare realmente quanto sono rimaste in giacenza;
    • valutare le merci: dare un valore per iscriverle nel bilancio.

    La valutazione delle rimanenze di magazzino è un processo complesso che segue determinate regole – stabilite sia dal Codice Civile che dai Principi Contabili Nazionali (OIC) – e criteri.

    Iniziamo proprio dalle regole stabilite dal Codice Civile, e in particolare dall’articolo 2426. Il predetto articolo afferma che possiamo valutare le rimanenze seguendo il criterio del costo di acquisto o di produzione.

    Secondo il criterio del costo di acquisto o di produzione il valore delle rimanenze è dato dal prezzo effettivamente sostenuto per acquisire o realizzare i beni. Tuttavia, il costo di acquisto o di produzione non sempre rappresenta il valore reale delle rimanenze al momento della valutazione. 

    Per cui, prima di sceglierlo, è bene fare le dovute valutazioni.

    Richiedi la tua prima consulenza gratuita

    Valutazione delle rimanenze e contabilità

    I metodi stabiliti dal Principio Contabile OIC 13, invece, sono i seguenti:

    • FIFO (First In, First Out): prevede che i primi beni ad essere acquistati siano anche i primi ad essere venduti. In questo modo, le rimanenze di magazzino sono valutate al costo dei beni più recenti.
    • LIFO (Last In, First Out): prevede che i primi beni ad essere venduti siano quelli più recenti. In questo modo, le rimanenze di magazzino sono valutate al costo dei beni più vecchi.
    • Costo medio ponderato: calcola il costo medio di tutte le rimanenze di magazzino, tenendo conto del costo di acquisto o di produzione di ciascun bene.

    La scelta del metodo di valutazione delle rimanenze di magazzino è libera. Pur rimanendo sempre coerente con i principi contabili nazionali e applicata costantemente nel tempo. 

    Per tale motivo, prima di scegliere il criterio da utilizzare, occorre valutare le diverse opzioni a disposizione. L’impatto che può avere sul bilancio aziendale è significativo. 

    Cosa dice il TUIR

    Il Codice Civile e l’Oic non sono gli unici organismi ad affrontare lo spinoso tema della valutazione delle rimanenze di magazzino. 

    Secondo il Tuir le rimanenze devono essere valutate singolarmente al costo specifico. E, se qualora questo non fosse possibile, la valutazione deve essere fatta raggruppando le rimanenze per classi omogenee di beni.

    La valutazione va distinta in base agli anni in cui viene fatta:

    • nel primo anno di attività le rimanenze vengono valutate attribuendo a ciascun prodotto un valore ottenuto dividendo il costo totale dei beni prodotti e acquistati per la loro quantità;
    • negli anni successivi, se le rimanenze aumentano, le nuove quantità vengono valutate allo stesso costo specifico e rappresentano voci separate nel bilancio. Se invece le rimanenze diminuiscono, questa diminuzione viene considerata come prelievo dalle quantità accumulate negli anni precedenti, a partire dall’anno più recente.

    L’articolo 92 del Tuir, in definitiva, ribadisce la necessità di dare un valore minimo alle rimanenze e riconosce la piena validità fiscale di tutti i metodi previsti per la valutazione.

    Come viene messo a bilancio 

    I valori ottenuti dalla valutazione delle rimanenze, alla chiusura dell’anno, vengono imputati direttamente nel bilancio d’esercizio. E quindi, essendo rimanenze finali, vanno imputate nel conto economico tra i componenti positivi. In altre parole, possono rappresentare delle scorte per l’anno seguente.

    Al contrario, a inizio anno, verranno poi imputate come rimanenze finali, quindi come costi da inserire tra i componenti negativi.

    Rottamazione del magazzino: le novità 2024

    Purtroppo, non tutti dichiarano sempre le rimanenze. Se hai delle rimanenze e non le hai mai valutate, oppure non le mai imputate a bilancio, puoi regolarizzare la posizione della tua azienda attraverso la rottamazione del magazzino – introdotta dalla Legge di Bilancio 2024.

    La “rottamazione del magazzino” prevede il riallineamento dei valori contabili delle giacenze alle effettive consistenze fisiche. La regolarizzazione può avvenire eliminando le giacenze o scrivendole se precedentemente omesse. 

    Ovviamente, tutto è seguito dal pagamento di un’imposta, però senza incorrere in alcuna sanzione.

    Nello specifico, la regolarizzazione può avvenire in due diversi modi:

    • eliminazione delle esistenze iniziali: si regolarizza versando un’imposta sostitutiva del 18% più l’Iva. 
    • registrazione delle esistenze iniziali omesse precedentemente: si regolarizza versando un’imposta sostitutiva del 18%.

    Una norma da sfruttare, quindi, per essere in regola con la contabilità ed evitare di incorrere in sanzioni che potrebbero prosciugare le casse dell’azienda. E poi perché non sempre conviene modificare il valore delle rimanenze per sistemare il bilancio.

    Perché non conviene modificare il valore delle rimanenze 

    Alcuni imprenditori, però, lo fanno ancora. Per sistemare il bilancio, infatti, intervengono direttamente sulle rimanenze modificando alcuni dati.

    Niente di più sbagliato…

    E sai perché?

    Per due motivi:

    • Perché in questo modo fornisci una fotografia sbagliata della tua azienda (e anche se si parla di stime, il Fisco potrebbe sempre avere la meglio su di te). E rischi di perdere credibilità come imprenditore.
    • Perché, se l’obiettivo è quello di pagare meno tasse, così facendo, avrai un inventario più debole.

    Per fortuna, però, per pagare meno tasse esiste un metodo. Parliamo della pianificazione fiscale strategica, il più grande strumento di gestione aziendale che ti permette di ridurre le imposte a debito e sapere a inizio anno ciò che andrai a pagare. 

    Un vantaggio non di poco conto, perché  organizzare le finanze aziendale accuratamente ed evitando che le casse vadano in rosso.

    Perché non sfrutti anche tu questa occasione?

    Come Soluzione Tasse, grazie al nostro team di 35 professionisti, tra cui Dottori Commercialisti, Avvocati e Tributaristi, possiamo aiutarti a:

    • attuare una pianificazione fiscale strategica per ridurre il carico fiscale dal 20% al 70%;
    • tutelare il patrimonio aziendale per mettere la propria ricchezza al riparo dai possibili creditori (che possono essere Fornitori, Banche e soprattutto Fisco);
    • ottenere una crescita esponenziale, attraverso gli stessi strumenti che abbiamo usato per creare da zero e in soli 5 anni, un gruppo aziendale che fattura oltre 25 milioni e che abbiamo quotato alla borsa di Milano.

    Compila ora il questionario: 2 minuti del tuo tempo possono cambiare per sempre il tuo futuro fiscale, della tua impresa e della tua famiglia.

    Richiedi la tua prima consulenza gratuita

    Condivi l'articolo