Welfare aziendale: come ridurre il costo del lavoro per aumentare la liquidità e la produttività

Giugno 10, 2020 | in

Poco utilizzato ma estremamente vantaggioso, il Welfare aziendale, è uno strumento di remunerazione alternativo che consente di ridurre il costo del lavoro (molto alto in Italia). Attraverso questo strumento puoi ripartire la retribuzione tra una quota monetaria e una in natura aumentando la liquidità e la produttività dell’azienda.

 

Welfare aziendale: una soluzione al caro lavoro

 

Secondo la CGIA di Mestre il costo del lavoro italiano è il terzo più caro in Europa. Sebbene ci sia stato un calo, il cuneo fiscale (differenza tra quanto un dipendente costa all’azienda e quanto lo stesso dipendente incassa, netto, in busta paga) è al 47,7%.

 

L’Italia, dopo Belgio al 53,7% e Germania al 49,6% (per fortuna c’è chi sta peggio di noi), è il Paese dove il peso delle tasse sulla retribuzione lorda dei lavoratori dipendenti è il più elevato.

 

Se per tanti imprenditori la soluzione al caro lavoro è assumere dipendenti attraverso dei contratti al limite del legale, oppure part time (allo stesso tempo si fa lavorare il personale 8 ore), non lo è per altri.

 

Per risparmiare tasse sul costo del lavoro (dato dalla somma del salario del lavoratore, contributi Inps e Inail, più quota del TFR – trattamento di fine rapporto) devi conoscere le normative fiscali del nostro sistema tributario.

 

Una di queste è il Welfare Aziendale. Uno strumento di remunerazione alternativo/complementare, al pagamento diretto dello stipendio. Consente di ripartire la retribuzione, tra una quota monetaria e una quota in natura. 

 

La ripartizione della retribuzione può avvenire attraverso queste modalità:

 

  • pagamento monetario;
  • riconoscimento di benefit rimborsuali;
  • fornitura diretta di servizi;
  • mix delle soluzioni.

 

A chi è rivolto il Welfare aziendale?

 

Il Welfare aziendale è rivolto ai dipendenti, quindi anche agli amministratori dell’azienda, indipendentemente dal numero di assunti che si hanno in azienda. 

 

Ogni mese il dipendente riceve uno stipendio che spende per acquistare beni o servizi. Si va dalle spese primarie per vivere (alimenti), a quelle necessarie o obbligatorie (scuola o visite mediche) fino ad arrivare quelle per palestra, cinema, vacanze o abbonamenti tv.

 

Lo stipendio, lo saprai già, difficilmente resta per intero nelle tasche del dipendente. Grazie al Welfare l’azienda può acquistare beni e servizi, per conto del proprio dipendente, erogarli a loro e ottenere vantaggi, sia per se stessa che per esso.

 

 

Il Welfare aziendale consente così di fornire ai lavoratori dipendenti beni o servizi che vadano a soddisfare i propri bisogni. Beni e servizi che, per la normativa tributaria, godono di esenzione previdenziale e fiscale.

 

Obiettivi del Welfare aziendale

 

Attraverso il Welfare, l’azienda si pone di raggiungere 4 obiettivi, cruciali per la vita della stessa:

 

  •  ottenere un risparmio sia contributivo che fiscale per se stessa e per il lavoratore
  •  favorire il benessere, la motivazione e migliorando la produttività dei propri dipendenti, garantendo loro un miglioramento delle condizioni di vita;
  •  valorizzare l’immagine e la reputazione aziendale;
  •  fidelizzare e trattenere i lavoratori migliori, rendendo appetibile l’azienda e rafforzando il loro senso di appartenenza.

 

Molti si chiedono perché andrebbe utilizzato? 

Semplice: l’azienda ha la possibilità di aumentare le retribuzioni reali e allo stesso tempo ridurre il cuneo fiscale con un risparmio di circa il 30% di contributi previsti.

 

L’azienda sulla retribuzione erogata con lo strumento del welfare non paga i:

 

  1. contributi Inps (intorno al 30% sull’imponibile previdenziale);
  2. premi Inail.

 

Tra l’altro, il TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi )individua le categorie di beni e servizi che, se erogati dall’azienda ai propri dipendenti, non concorrono alla formazione di reddito per il dipendente e sono deducibili dalla stessa ai fini Ires, beneficiando quindi di un particolare trattamento fiscale.

 

Come si costruisce un piano Welfare aziendale?

 

Un buon piano di welfare aziendale, in ogni caso, non può essere frutto dell’improvvisazione ed è dunque importante seguire alcuni step in tutte le sue fasi. 

 

Bisogna innanzitutto fare un’analisi dei costi: valutare quanto l’azienda è in grado di investire per finalizzare il Welfare. 

 

Fatto ciò, deve valutare i bisogni dei lavoratori in modo tale da offrire al dipendente beni e servizi che possano essere utilizzare e possano portare benefici. Decidere di non valutare i bisogni del dipendente comporta il rischio di offrire servizi o beni che non verranno mai utilizzati.

 

Individuati e analizzato i bisogni dei dipendenti, si passa alla fase successiva: progettare il catalogo dell’offerta dei beni e servizi di cui gli stessi possono beneficiare.

 

Attenzione! La detassazione dei premi, si applica qualora il piano di Welfare sia indirizzato alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee degli stessi (dirigenti o lavoratori della stessa provincia). Se invece è ad personam, allora non si può beneficiare delle agevolazioni fiscali.

 

Se pensi che la tua azienda ha un costo del lavoro troppo alto e pensi di pagare troppe tasse, non esitare a chiedere la tua consulenza gratuita – un nostro esperto nel risparmio fiscale valuterà assieme a te la possibilità di applicare o meno questo ed altri strumenti di risparmio fiscale. 

 

Risparmia sul costo del lavoro, diminuzione del tasso di turnover e di assenteismo, ma soprattutto aumenta la produttività e trattieni liquidità dentro la tua azienda non versarla tutta in tasse.

 


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